#OrdinaryDay

Si ricomincia. Il solito tragitto, pendolare sui marciapiedi consunti dal sole ferragostano. Apparire e svanire sotto la metro come nuova abitudine di vita. Pendolare per poche fermate: tanto basta per percepire l’indifferenza dei viaggiatori. Gli occhi fissi sullo schermo del telefonino a rimestare tra le vite altrui sui social network, completamente disconnessi dalla vita vera. Mani impegnate in arzigogoli lessicali. Indifferenti all’anziano in cerca di un posto a sedere o al mendicante di turno, ma anche alla bella donna su tacco 12 in cerca di attenzioni. Apertura e garbo come eccezioni. Una “moda” trasversale, che non conosce eccezioni: italiani, stranieri, giovani e vecchi. Una società triste, sempre più visuale e delegante. Pare quasi di rifugiarsi sotto l’ombrello del cloud per cancellare qualsiasi interazione e evitare una prossimità obbligata. Troppo timidi e indifferenti allo stesso tempo. E dire che basterebbe un sorriso.

 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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Quella con Daniele Mencarelli è stata una conoscenza fatta durante il lockdown. Un contatto tra lettore ed autore. Domande semplici e dirette, fatte in punta di piedi e lanciate ad un indirizzo e-mail scovato in rete, cui neppure pensavo avrei ricevuto risposta.

Tempo di Coronavirus. A molti, fortunatamente, è stato concesso lo smart working. Sembra facile. Ma non lo è.

Sappiamo che nulla sarà più come prima. Dopo che avremo sconfitto il #CoronaVirus, saremo persone diverse. Ci voleva un astro capriccioso che si è messo ad orbitare al rovescio per insegnarci a lavarci le mani, a tenere una certa distanza dai nostri interlocutori.