Non toglieteci lo skyline

Lo skyline è un bene pubblico o privato? Nell’era della condivisione totale anche un selfie, con -sullo sfondo- il Cupolone (così i romani chiamano San Pietro), potrebbe essere soggetto a copyright e quindi pubblicarlo potrebbe metterci nei guai. Quando postiamo qualcosa su un social, infatti, ci obblighiamo a garantire che quanto fotografato non sia sottoposto a diritto d’autore. Une idée par jour: così pare la pensino a Bruxelles, se il 9 luglio prossimo il Parlamento europeo voterà un testo che si prefigge di rivedere la privacy dei luoghi pubblici, ivi compresi i monumenti, per fini commerciali. Chi può dire allo sventurato visitatore del Colosseo se lo stesso è soggetto o meno a copyright? Introdurre una norma simile urbi et orbi sarebbe come mettere un paraocchi ai milioni di viaggiatori che macinano migliaia di chilometri solo per postare una foto con lo sfondo magico che solo alcuni luoghi sanno dare.

L’eurocrazia, che avrebbe ben altro a cui pensare, soprattutto in questi giorni gravi -in cui si gioca la sua sopravvivenza- vuole limitare il “diritto di panorama”. Già piuttosto limitato in Italia, a dire il vero. Come pure in Grecia e in Francia, mentre in tutto il resto d’Europa le maglie sono più larghe e la condivisione è libera. 

In un mondo dove lo sharare - ossia il spartire - è la regola, dove ogni accadimento si espande a macchia d’olio e siamo tutti fotografi, potremmo trovarci a dover pagare dazio. I social network, che equivalgono al travaso delle idee, che rendono trendy un luogo o un locale e contribuiscono a far conoscere cose inusitate, non possono essere messi a tacere. 

Sarebbe molto dannoso, soprattutto per un paese come l’Italia, che di turismo vive, con le sue inestimabili bellezze, mai abbastanza pubblicizzate.  

O Roma o morte, disse qualcuno. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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