Malati di #smartphone

Fino a sette ore al giorno. Tanto usiamo lo smartphone. Di più nei paesi emergenti, che vedono la tecnologia come il baluardo verso una nuova realtà. Che abietto parossismo! La vita diventa un ritmo frammentato. Il lessico lascia il posto a una lingua pidocchiale, fatta di emoticon. Siamo ammalati di smartphone. Uno studio stabilisce che gioco e navigazione sono le attività più praticate dai campioni dello #screenshot. A seguire la messaggistica istantanea che appende al filo dei discorsi infiniti persone che non sanno più trovare la propria exit strategy: camminano proni per strada, con una postura che rasenta il gobbismo, impregnati della sublime ignoranza che pervade i nativi digitali, incapaci di riconoscere il corsivo dallo stampatello. La vita diventa un ritmo sinusoidale frammentato. Le interferenze dialettali a coprirci d’umorismo reietto. Intanto, l’obsolescenza programmata ci dice che gli smartphone durano, al massimo, 20 mesi, per poi essere rimpiazzati. Con buona pace delle nostre tasche: spendiamo per i telefoni oltre 370 miliardi di dollari.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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Olografo. Firmato. Depositato. Questo era, in tre parole, il testamento. Tanto bastava. Per salvaguardare il patrimonio materiale del de cuius. Ma: c’è altro. L’eredità eterica. Ciò che ha lasciato nel cloud.

Par condicio: anche sui social. Pure le suore potranno avere un profilo Facebook. Persino quelle di clausura, purché lo usino con discrezione e sobrietà. Discrezione: basta avere un profilo chiuso, magari senza foto e impicciarsi degli affari altrui evitando di condividere cose personali.

Da un estremo all’altro.