Magic in the Moonlight

C'è magia in qualsiasi cosa, anche la più semplice. Basta volerlo. E' questo il messaggio subliminale che il complicatissimo Woody Allen vuole trasmettere con il suo appena uscito Magic in the Moonlight. E' la vita: si può galleggiare e sopravvivere, oppure coglierne l'essenza profonda. Allen cavalca l'onda del magico, sempre presente nei suoi film, ambientando l'ultima pellicola in una delicatissima Provenza, piena di colori tenui e scene che sembrano pennellate di Monet.
E' il 1928, il mondo gira opulento ed elegante: gli spettacoli illusionistici sono di gran moda. Così come l'occulto, praticato soprattutto per connettersi al mondo dei trapassati. La matassa del film si srotola con una loquela inarrestabile, vorticando intorno agli occhi meravigliosi della protagonista, sedicente medium. La verità si fonde con la finzione, connettendo persone che la quotidianità avrebbe fatto correre su binari paralleli.
La mente in bilico tra il noto e l'esoterico si lascia trasformare da un amore improvviso.
Non speriamo forse, tutti noi, di essere rapiti dagli occhi caldi e magnetici di qualcuno che ci aiuti a percepire la vita diversamente da come la vediamo? In un mondo dove Internet non esisteva ancora, tutti avevano comunque bisogno di una scatola magica, per inventare realtà migliori.

Come un palcoscencio dove danzatori seguono una traiettoria improvvisa, i protagonisti di Magic in The Moonlight attizzano un panegirico inarrestabile sul vero e sul falso, lasciando che il dubbio si insinui nei varchi lasciati aperti dalla razionalità. Navigano attraverso la vita, indovinando gli echi di sentimenti solo intuiti, in un fantastico incrocio tra logica e magia. Un bel vedere. La verità.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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