La morte sul web

Un milione i curiosi che si sono affacciati su internet per guardare il video con gli ultimi istanti di vita di Mango. Condivisioni che si sono ripetute senza soluzione di continuità, fino a dilagare tra tutti i social network. Una quinta sinistra, spalancata sul crudele palcoscenico della morte in diretta, come l’ha definita qualcuno. Un affamato via vai di sguardi sul corpo sdirupato di chi sta spirando.

Così il decesso di un artista è diventato semplicemente un’opzione nello scrolling delle visualizzazioni durante il dì di festa. I social media ci rendono necrofori: gli occhi non fanno in tempo ad aggrondarsi alla vista dell’ultimo respiro del cantante di Lagonegro, perché troppo impegnati a rilanciarne l’agonia nel cloud. Quasi che il nostro potenziale social possa accrescersi con l’audio video di una disperazione condivisa. Come se, per vivere, servisse essere perennemente on-line e commentare accadimenti di persone delle quali – magari - nemmeno si conosceva l’esistenza. Un milione di testimoni senza pena e senza anima, incollati al telefonino o al tablet, che mulinano pic esiziali per riempire il muro bianco della propria esistenza. Chissà se il decesso del fratello meno noto di Mango, Giovanni, a distanza di sole 24 ore, sia in qualche modo imputabile alla visione del terribile video. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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