Guida al testamento digitale

Olografo. Firmato. Depositato. Questo era, in tre parole, il testamento. Tanto bastava. Per salvaguardare il patrimonio materiale del de cuius. Ma: c’è altro. L’eredità eterica. Ciò che ha lasciato nel cloud. I suoi profili social, compresi gli eventuali acquisti non pagati on line, così come gli eventuali accrediti. Le transazioni appese, le domande sospese.

Password, account, foto, post. Insomma la vita, quella digitale, che corre fluida accanto a quella reale e – forse – impatta anche di più dell’altra, sul quotidiano. Finché esiste. Ecco comparire una nuova figura. Non quella dei funerali on line, pura stravaganza per chi non si vuol spostare, ma di chi ci fa un #backup continuo della vita. Perché – recita il vecchio adagio – di doman non c’è certezza. #BackUpYourLife è la piattaforma che si propone di raccogliere le proprie volontà – sempre modificabili –  proprio come qualsiasi testamento, su quel che dovrà accadere della propria vita on-line.

Con circa 350 euro è possibile archiviare, previo colloquio individuale, condividere o inviare a determinati “account eredi” la propria produzione testuale o grafica on-line così come le password. Gli eventuali pagamenti da effettuare o ricevere. Sono maggiormente le nuove generazioni - che pure campano con i moderni mestieri offerti dalle nuove tecnologie – a preoccuparsi di redigere dei testamenti digitali (persone tra i 30 e i 40 anni); persone molto attente, comunque a tutelare la propria privacy e che non cedono password, consci che i dati personali verranno archiviati in una piattaforma blindata, che verrà aperta solo in caso di decesso. Proprio come farebbe un notaio, virtuale. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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Par condicio: anche sui social. Pure le suore potranno avere un profilo Facebook. Persino quelle di clausura, purché lo usino con discrezione e sobrietà. Discrezione: basta avere un profilo chiuso, magari senza foto e impicciarsi degli affari altrui evitando di condividere cose personali.

Da un estremo all’altro.

16 marzo: sono passati 40 anni dal rapimento di Via Fani. Eppure – sebbene bimbetta – ricordo chiaramente quei telegiornali tutti uguali, senza notizie di rilievo, senza svolte. Un mantra uguale a se stesso, recitato per 55 giorni.