Giubileo straordinario: perché?

 

« Apritemi le porte della giustizia:

voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.

È questa la porta del Signore,

per essa entrano i giusti. »

 

Sono queste le parole che il Papa pronuncerà il prossimo 8 dicembre, battendo tre volte col martello sul muro della porta murata di San Pietro e, dopo la rimozione della parete issata 15 anni fa, cantando il Te Deum, un cero nella mano sinistra - simbolo della luce vera - e la croce nella destra, darà inizio a un Giubileo straordinario.  

25 milioni: tanti saranno i pellegrini che si recheranno a Roma per l'occasione. Ancora un colpo di scena di Bergoglio, che, sbalordendo il mondo intero, lo ha annunciato ieri a sorpresa, leggendo un passo scandaloso di Luca e rilanciando il tema della misericordia, a lui tanto caro.

L'Anno Santo ha assunto questo nome in tempi relativamente recenti, poiché prima si chiamava perdonanza. Chi varcava la Porta Santa aveva rimessi i peccati. Il problema è che oggi, forse, non c'è più contezza di trovarsi nel peccato e i peccati stessi - per ammissione della Chiesa- stanno cambiando e devono adeguarsi a un mondo nuovo. 

Molteplici le interpretazioni di questo evento eccezionale. Forse è la risposta, forte, alla minaccia giornaliera che l'Is fa alla Chiesa di Roma.

Papa Francesco dimostra di non avere paura, di non temere nulla, di essere pronto al perdono e insieme alla battaglia di conversione, così radicata nei gesuiti.

O forse è la reazione alla secolarizzazione dilagante, che già  25 anni il mio mai dimenticato professore di storia contemporanea - Pietro Scoppola - spiegava tanto bene, prefigurando la teoria della società liquida, che ora ha reso tanto famoso Bauman. 

In un mondo dove i valori si sgretolano, frantumando la pietra angolare che sorreggeva la Chiesa, ossia famiglia, relazioni, valori, Bergoglio ha capito di dover ricreare un'identità culturale forte, che troppo spesso è stata tradita dalla Curia stessa, con i molteplici scandali che l'hanno colpita. 

Sullo sfondo, ma neanche tanto, l'ombra di una profezia: quella di un pontificato breve. La percezione, tutta umana, di avere un compito da svolgere e di volerlo portare a termine nel più breve tempo possibile. "Daje Francesco!", diranno molti a Roma e non solo.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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