Via Fani 37 anni dopo

Papa Bergoglio elogia le lacrime, dicendo che “solo gli ipocriti non sanno piangere, hanno dimenticato come si piange”.

Piangeva Aldo Moro: lo ha provato scientificamente uno studio di un gruppo di ricercatori italiani, analizzando le lettere scritte durante la prigionia. Soprattutto quando scriveva all'adorata moglie Noretta. Oggi ricorrono i 37 anni dal suo rapimento e dalla strage dei 5 uomini della scorta.

Era dal 2003 che un Presidente della Repubblica non andava in Via Fani, ma solo sul luogo del ritrovamento del corpo dello statista della Democrazia Cristiana, il 9 maggio. Quest’anno sembra che qualcosa sia cambiato se un Sergio Mattarella senza ombrello sotto una pioggia incessante si è recato a deporre una corona sul luogo dell’eccidio, sostandovi in silenzio per qualche minuto.

Un dolore sordo, che il Presidente della Repubblica deve sentire molto forte dentro di sé, avendo perso il fratello Piersanti che, come Moro, cercava di costruire il famoso compromesso storico, alternanza tra le maggiori correnti politiche del Paese. Ucciso, anche lui.

Qualcosa però si sta muovendo, con l’ultima commissione d’inchiesta presieduta dall’onorevole Gentiloni, che ha visto deporre la scorsa settimana anche l’Ambasciatore Vaticano, Antonio Mennini, invitato a Roma direttamente dal Papa.

Un tentativo, apparentemente fallito, di squarciare il velo di omertà che da sempre copre una delle pagine più tristi della storia della democrazia italiana. Il nunzio apostolico ha negato tutto, nonostante l’ex Presidente Cossiga prima di morire avesse fatto riferimento alla sua probabile vicinanza a Moro e, forse, anche all'impartizione dell'estrema unzione. Se due indizi fanno una prova, c’è la volontà di continuare a indagare. E non è poco, dopo 37 anni di oblio. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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