#FaiBeiSogni

Chi non ha un nodo 'karmico' da sciogliere nella propria vita? Sia esso un lutto, un allontanamento, la fine di una relazione. Fa bei sogni è il percorso interiore che porta il protagonista, in una traslazione dall'omonimo romanzo di Massimo Gramellini alias @MaxGramel, a comprendere determinate dinamiche che lo hanno bloccato emotivamente, almeno nella prima parte della sua esistenza. Film lungo e ricco di sfumature: perché certe ferite non basta una vita a elaborarle. Il tempo è solo un accessorio, che si dilata senza soluzione di continuità. Sullo sfondo una Torino sconosciuta ai più e bellissima, con la sua neve e i riti che accompagnano la montagna di Superga e lo sfortunato Toro calcio.

Massimo trova la strada per tornare al mondo attraverso ciascun singolo oggetto che costellava la sua vita, nella casa natia dove prima era stato felice con la madre e poi succube di un padre piuttosto severo. Ogni oggetto si fa vivo e attraverso di esso passa da immateriale a rappresentazione di momento, evento carico di emozione che molto spesso mette in difficoltà il protagonista. Persona mite, ma freddissima, almeno nei confronti dell'altro sesso fino a che… Accade ovviamente qualcosa e -quasi per caso- si scopre la verità sulla morte dell’adorata madre. Molto spesso capita a tutti noi di averla sotto il naso, la realtà, ma di non essere capaci di vederla e comprenderla. Questo passaggio - però- è necessario per andare avanti e iniziare a vivere, di nuovo. Il film è molto lungo, ma ben orchestrato e pieno di allegorie. Schiere di uomini di fede cercano invano di soccorrere l'anima inquieta di un ragazzo rimasto orfano troppo giovane. La danza, anzi il ballo, come momento di contatto con la madre perduta ridiventa fondamentale dopo anni di immobilismo, in quella che pare una danza sciamanica. Passa attraverso la scrittura che parte dal cuore, in una esaltazione di quello che -a parere di chi scrive- è il lavoro più bello del mondo.

Film da non perdere, ma andateci pronti a fare introspezione personale, perché la pellicola porta e a guardarsi dentro, fino a rivedersi riflessi in uno specchio: finalmente vivi, di nuovo.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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