Facebook anche per le #suore

Par condicio: anche sui social. Pure le suore potranno avere un profilo Facebook. Persino quelle di clausura, purché lo usino con discrezione e sobrietà. Discrezione: basta avere un profilo chiuso, magari senza foto e impicciarsi degli affari altrui evitando di condividere cose personali. Ma, questo, vale per tutti. Quanto alla sobrietà: chi può sapere cosa condividerà su Messenger o sulle App collegate a Facebook la monaca di turno? Se l'esibizionismo si può arginare, il privato è cosa impenetrabile. Un pò come dire: drogatevi, ma con parsimonia. Ma come opporsi alla Cor Orans, la delibera applicativa del Vaticano sull'utilizzo dei social da parte dei prelati? Anche gli ultimi esseri non contaminati dai sensi sottili del web, potranno popolare le bacheche dei social. Twitter, Instagram, Facebook sono specchio della vita reale, tra le cui pieghe si annida anche tanto disagio. Questo cozza un pò con gli strali lanciati dal Papa  contro i veleni dei social, dove si annida spesso il malefico.  Perché, come dice Francesco, "occorre interrogarsi su ciò che in rete e sui social è buono, facendo riferimento ai valori propri di una visione dell'uomo e del mondo in tutte le sue dimensioni, soprattutto quella trascendente". Applicazioni come Tinder - per la ricerca dell'anima gemella- solo per citarne una, saranno a portata di click. Prove: continuamente prove da superare. Forse l'esperimento è volto a testare la tempra delle suore o indurle a dare il buon esempio. Nella vita virtuale e non solo in quella reale. Perché, si sa, Papa Francesco, vede in loro, interlocutrici sapienti e fari di Dio.

 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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