Buon Natale

Arriva.  Eccolo. Un altro Natale. Coi bambini rubicondi come putti, a scartocciare regali.

E, tutti, a giocherellare con lo smartPhone nuovo di pacca, al quale, comunque, non rinunciamo per Natale. Cadesse il mondo. 

Si alterneranno sms antiquati - ma dovuti - a parenti lontani a WhatsApp di auguri nei gruppi, con tristi “copia e incolla”. Telefonate o messaggi vocali solo a chi teniamo davvero. Perché queste coccole si riservano a pochi. 

Non tutti potremo stare con chi vorremmo. E le vacanze diventeranno – per alcuni - una via crucis, ma senza uscita. Nessuna Resurrezione per chi si trova imbrigliato in un cliché adornato di freddure emotive. Ché le separazioni costano e se ci sono figli di mezzo magari ci scappa pure un po’ di buona coscienza, a non andarsene di casa.

Saranno giorni duri. Fatti di ore tutte uguali e tutte ugualmente crudeli.  Di telefoni in modalità silenziosa, di lunghe soste in bagno, di telefonate appena sussurrate. Capiterà, a qualcuno, di litigare, ma festosamente. Di raccontarsi vicendevolmente laide frottole, fino quasi a crederci. Oppure di avere l'influenza e poter saltare a piè pari tutto l'ambaradam delle Feste. 

Assopiti nel caos letargico delle numerose calorie ingerite, tra una tombola e un mercante in fiera. Zelando tra i riti ameni del Natale, che non prevedono eccezioni. Purtroppo. Buon Natale!

Blog di: 
Alessia Chinellato
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16 marzo: sono passati 40 anni dal rapimento di Via Fani. Eppure – sebbene bimbetta – ricordo chiaramente quei telegiornali tutti uguali, senza notizie di rilievo, senza svolte. Un mantra uguale a se stesso, recitato per 55 giorni.

È durata poche ore l'illusione della disconnessione dai servizi di messaggistica istantanea. In particolare lo scorso 3 novembre WhatsApp è andato giù. #WhatsAppDown, come si dice in gergo, ha significato la riconnessione con la realtà.

Fino a sette ore al giorno. Tanto usiamo lo smartphone. Di più nei paesi emergenti, che vedono la tecnologia come il baluardo verso una nuova realtà. Che abietto parossismo! La vita diventa un ritmo frammentato. Il lessico lascia il posto a una lingua pidocchiale, fatta di emoticon.