Un babysitter da incubo

Chi non ha visto negli ultimi anni almeno una volta un film con riprese falsamente amatoriali, lasciate come indizi per risolvere una storia solitamente horror (stile “Blair Witch Project”, per interderci)? Stavolta, al posto dell’horror, c’è una commedia, che ha già sbancato i botteghini francesi. È “babysitting” di Philippe Lacheau (anche interprete) e Nicolas Benamou, in sala dal 3 luglio.  Storia di una festa che non doveva farsi, di un babysitter mancato e di due bambini spariti nel nulla.
Lacheau, com’è nato il progetto?
L’idea mi è venuta mentre facevo il bagno. Era il periodo in cui uscivano un sacco di found footage come “Paranormal Activity”. Allora ho pensato di usare questa tecnica per un film da ridere.
Mixandola con la tecnica tradizionale?
Sì, la storia è quella di due genitori che lasciano il figlio a un babysitter, ma poi ritrovano, oltre alla casa devastata, solo una telecamera digitale, e hanno la malaugurata idea di premere il tasto play. È qui che iniziamo con il found-footage fino a raggiungere uno humour più vicino a “Una notte da leoni” e a “Jackass”.
Quale è stata la cosa più difficile?
Far sembrare  non costruito ciò che è costruito più di ogni altra cosa.
Qualcuno potrebbe dire che somiglia molto a “Projet X. Una festa che spacca”...
Ma questo film l’ho scritto prima e quando è uscito “Projet X”' ho avuto paura. Poi sono andato a vederlo e mi sono reso conto che iè molto diverso da “Babysitting”. Quello è un film festaiolo, il mio è un film sulla dimensione familiare. Silvia di Paola