Maldestro: «Egosistema? Perché nella vita tutto rifarei»

MUSICA Si è fatto conoscere e apprezzare con singoli di successo, tipo Canzone per Federica (con cui ha partecipato al Sanremo 2017, classificandosi 2 fra le Nuove Proposte e vincendo il Premio della Critica Mia Martini) e “Abbi cura di te”, colonna sonora del film “Beata ignoranza”. Maldestro – al secolo Antonio Prestieri – esce domani con un nuovo disco: “Egosistema” (Believe). Le 11 tracce, tra cui “Ma chi me lo fa fare”, e “Il panico dell’ansia”, focus track del disco, segnano il ritorno ufficiale sulle scene dell’artista-cantautore napoletano classe 1985.

Maldestro, come nasce il nuovo album a  due anni dall’ultimo lavoro in studio?
«Un po’ come i precedenti. Quando ho l’esigenza di comunicare qualcosa e di liberarmi mi metto a scrivere. Qualunque cosa, che sia musica o racconti o testi teatrali. Così è nato EgoSistema».

A fare da apripista il singolo “Ma chi me lo fa fare”, che esprime la voglia-necessità di liberarsi dalle proprie sovrastrutture. Sono più pesanti oggi?
«Le sovrastrutture sono sempre state pesanti, sono gabbie dove le anime degli esseri umani vanno a sbatterci dentro. Il dramma è che spesso nemmeno ce ne accorgiamo». 

In “EgoSistema”, brano dal ritmo lento, lei si fa un esame di coscienza. E che ne viene fuori? Più rimorsi o più rimpianti? Maldestro preferisce gli uni o gli altri, o è di quelli che tutto rifarebbe?
«È venuto fuori un brano sincero, con l’ego, dopotutto, ci si fa i conti tutti i giorni. È necessario che abbia il suo ruolo nel grande spettacolo della vita, ma bisogna avere la consapevolezza che l’io è pericoloso se non domato a dovere. Io non ho rimpianti né rimorsi, rifarei tutto. La vita è una scelta continua sulle casualità, un paradosso che ci migliora e peggiora. Bisogna starla a sentire e starsi a sentire». 

In diverse canzoni del disco si parla tanto di sentimenti (Pezzi di me, Paranoie, Il panico dell’ansia): è stata dura mettersi a nudo?
«Sì, e non è la cosa più assurda della vita non aver coraggio per essere sé stessi? Dovrebbe essere naturale, come lo scorrere di un fiume. E invece non sempre è così».

Come ha vissuto il lockdown? È cambiato il modo di fare musica?
«Bene! Ho un buon rapporto con le pantofole e il divano, mi sono divertito. Il modo di fare musica? Cambierà sempre ed è un bene». 

Cosa le manca di più oggi?
«Girare il mondo, incontrare popoli e culture diverse per migliorarmi».

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

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