Il maschio è superfluo ma amarlo è un lavoro

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INTERVISTA Ma davvero abbiamo bisogno di un uomo? Noi donne siamo ancora dipendenti dall’amore? Ragazze a cui si chiede – a trent’anni – “perché non ti sei ancora sposata”. A quaranta si rigira il coltello: “non hai paura di non diventare nonna?”. Ne ragioniamo, con la testa e col cuore, con la filosofa Ilaria Gaspari, 33enne che nelle sue “Lezioni di felicità” (Einaudi, p. 150, euro 13) ci ha donato un metodo per imparare, con la filosofia, a star bene da sole.

Ilaria Gaspari, la donna oggi ha ancora bisogno di un uomo e dell’amore per sentirsi realizzata?
«In realtà no, ma dal punto di vista sociale sembra di sì. In Italia, in Francia meno, una donna che cena da sola al ristorante è ancora vista come strana, come se fosse lì per rimorchiare. E poi quelle frasi quando sei oltre i trenta: ma non ci pensi a una vita tua, una famiglia?»

Donne indipendenti che sognano l’amore, che hanno storie spesso impossibili, e perdono tempo, energie dietro a un uomo…  La filosofia cosa ci insegna?
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In quanto donne indipendenti, non avremmo più bisogno dell’uomo. E’ obsoleto. Tuttavia, proprio nel momento in cui il maschio è diventato superfluo per la nostra realizzazione personale abbiamo iniziato a vivere l’amore come un lavoro, Se non si trova  entro i trent’anni ci si sente fallite alla stregua di un fallimento lavorativo. Bridget Jones insegna, però almeno lei la prendeva sul ridere…»

Oggi c’è la ricerca spasmodica, in rete, dell’uomo “della vita”. Perché?
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Questo riflette l’idea un po’ darwiniana, di selezione della specie, per cui ci dobbiamo aggiudicare prima possibile un maschio decente sennò poi ci toccano gli scarti… Le modalità per cui ti scegli un partner sono molto simili a quelle per cui ti compri un vestito o un paio di scarpe».

La felicità è stare sole?
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Magari ci sono persone che non hanno voglia di vivere una vita di coppia. Di recente si è parlato molto di Pippi Calzelunghe. La sua non è tanto una ribellione ma uno sguardo sul mondo con una freschezza soltanto sua. Si autodetermina attraverso i suoi desideri, anche finendo in imprese fallimentari ma senza mai colpevolizzarsi e rinnovando ogni volta il suo desiderio».

ANTONELLA FIORI