La designer della moda naturale

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Wwworkers è la community dei lavoratori della rete, dipendenti o imprenditori che operano con le nuove tecnologie e che si raccontano su wwworkers.it e su Metro.

«Tornare nella mia Calabria e aprire un’impresa innovativa? Tutto il mondo sin dall’inizio mi ha dato della pazza. Ma io non mi arrendo e vado avanti». Così racconta la sua sfida ai canoni classici della moda Flavia Amato, trentenne nata una notte di Natale a Soverato, novemila anime nella provincia di Catanzaro. Flavia però è di Guardavalle, piccolissimo borgo nella Calabria ionica, diviso tra mare e montagna. Ed è qui che è rientrata sette anni fa per aprire la sua impresa. «Sono andata via appena compiuti i diciotto anni e sono approdata nelle Marche. Ho fatto l’Accademia di Belle Arti a Macerata e mi sono specializzata in una scuola privata come modellista d'abbigliamento: si tratta di un profilo di sintesi tra la stilista e la sarta. Una sorta di ingegnere che progetta l’abito, fondamentale all’interno di qualsiasi attività di moda», racconta Flavia. Che però dopo alcuni anni ha deciso di rifare le valigie e tornare nella sua terra col suo fidanzato. «Mi ero stancata di lavorare per conto terzisti dal finto made in Italy. Ho deciso di dedicarmi ad un abbigliamento differente e alla moda biologica. Ho scoperto la grandissima storia della mia terra legata alla seta e ad altri tipi di filati. Così è nata la mia linea di abbigliamento biologico, naturale, con manifattura artigianale». Flavia ha partecipato al bando per startup innovative promosso dall’Istituto Adriano Olivetti di Ancona: dieci idee da far crescere. E tra queste quella di Flavia. Nel 2015 nasce Malia, il suo atelier di moda ecologica, un ponte tra fashion e sostenibilità. Dal suo paese l’impresa artigiana dialoga col mondo intero grazie all’e-commerce, navigabile su Malialab.com. «La mia è una missione: mi sento di restituire tutto ciò che ho avuto da questa terra, nonostante le difficoltà siano tantissime, a cominciare dai trasporti». Il suo lavoro è fatto di ricerca, sperimentazione, innovazione nel segno della tradizione. « Ho creato due filoni: il primo legato ai tessuti innovativi come la fibra di bambù, quella di mais, quella della menta. E poi ancora il cupro o il lenpur, che deriva dall’abete bianco. Il secondo si rifà ai tessuti più tradizionali e che fanno parte della nostra storia: la lana biologica o il lino. E ancora l’ortica, un filato quasi scomparso o la fibra di ginestra, molto resistente simile alla canapa. In Calabria siamo pieni di ginestra. Questo tessuto una volta era molto in voga tra i nostri cari. Il mio paese può rinascere ricreando una filiera partendo proprio da questa erba che è anche officinale», precisa Flavia. Oggi la sua ambizione è il recupero di telai antichi e l’apertura di una scuola di artigianato legata alla storia tessile. Intanto per il suo lavoro ha recuperato uno spazio usato dai suoi nonni. «Si tratta di un vecchio magazzino in disuso usato prima come merceria e poi come market. Sono cinquantacinque metri quadrati in open space. C’è una parte di laboratorio e una espositiva con il campionario. Uno spazio bellissimo nel cuore della mia terra».

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti