L'Italia che rimane nel limbo del Coronavirus

  • Maurizio Guandalini

Ricompare l’obbligo delle mascherine per l’intero giorno. In Campania e a Genova. Coniugare il ritorno alla normalità con l’allarme costante del pericolo imminente  è un rebus. Vivere alla giornata è l’imperativo al mattino. La cassiera del supermercato mi dice che da giorni sono sprovvisti di camomilla. L’annuncio del vaccino buono è post datato. Lo stato d’emergenza in scadenza il 15 ottobre sarà prorogato, di certo, al 31 dicembre. Nonostante la supposta utilità non mi convince. Gira intorno un umore sociale che si sta spegnendo. Il virus mortifica l’ironia e dispensa divieti.  L’animata perversione polemica di ore fa è l’uscita del film, da ridere, Lockdown all’italiana. Vietato gioire, burlarsi, beffarsi sul Covid-19. Sta penetrando uno spirito tetragono, mesto, raccolto. Se quest’allegria la abbiniamo a un maggiore controllo sociale, delle nostre vite, dei nostri movimenti, delle nostre frequentazioni, dei nostri conti correnti, delle nostre telefonate, constatiamo limiti preoccupanti alle libertà. Soggiogati dal clima di paura che ci distoglie, ci isola.
Ci siamo chiesti, spesso, fino a quando. La domanda postata oggi è una fissa isterica. Di quelle che ormai sottratta la scansione del tempo, dal-al-domani-il due del mese-la prossima settimana-, ci immettono nel primo cerchio, il limbo, dei gironi danteschi. Fatichiamo aver fede che andrà tutto bene, in poco, pochissimo, tempo. Le punture d’aria fiacca ci trascinano. Solo il fisco, che l’avvocato Conte annuncia riformato dalla fine dell’anno, srotola  scadenze inappellabili, tributi onerosi da pagare. Senza patteggiamenti o comprensioni dovute. Ho parlato con lavoratori a partita Iva disperati. Alla canna del gas ma obbligati, per evitare di subire maggiori pressioni, a compilare f24 di tasse pagate con prestiti chiesti a tassi stellari, poiché nel 2020 non hanno lavorato. Il proseguimento di questo stato di sconforto  segna le premesse di un’esistenza arida. Togliamoci dalla testa che a qualcuno convenga.

MAURIZIO GUANDALINI

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