Oltre Dublino: l'Europa alla sfida sui migranti

Migranti
  • Migranti

È oggi il d-day: il Collegio dei commissari adotterà un nuovo “patto Ue” sulla migrazione e l'asilo che sarà presentato alla stampa dal vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas e la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson. 

Il nuovo patto è frutto della spinta e delle proposte della Presidentessa della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen che, nel suo primo discorso dello scorso 16 settembre sullo stato dell’Unione, annunciò la volontà di superare il regolamento di Dublino in favore di un nuovo meccanismo europeo. Una prospettiva da sempre invocata dall’Italia che quindi finalmente trova fondamento in un cammino che da oggi muove i primi passi. 

Un nuovo meccanismo

Un regolamento di Dublino sulla responsabilità del Paese di primo ingresso ammorbidito e accompagnato da un meccanismo di solidarietà, che sarà obbligatorio in ogni sua declinazione, sia in termini di ricollocamenti dei profughi che hanno probabilità di ottenere asilo nell'Ue, che in termini di rimpatri accelerati e sponsorizzati dagli altri Paesi partner per i migranti che invece non hanno titolo a restare nell'Unione. Sono due dei pilastri su cui si fondano le proposte del nuovo Patto per la migrazione, che domani sarà presentato dalla Commissione europea. 

Situazione attuale

Attualmente, i migranti richiedenti asilo e protezione internazionale hanno l’obbligo di farne richiesta e cominciare la pratica nei Paesi in cui sbarcano, gravando enormemente sui Paesi di frontiera più prossima quali, appunto, l’Italia e la Grecia. La volontà della Von der Leyen è invece quella di “creare strutture comuni che si occuperanno delle richieste di asilo e dei rimpatri, e un forte meccanismo di solidarietà tra gli Stati”. In questi ultimi anni sono stati evidenti tutti i limiti del sistema delineato dal regolamento di Dublino, che ha visto Grecia e Italia fortemente sotto pressione dal punto di vista della gestione dei grandi flussi migratori. 

Secondo le parole della Presidentessa Ue il nuovo approccio sarà basato “sull'umanità, la solidarietà e una netta distinzione tra coloro che hanno il diritto di rimanere e coloro che questo diritto non ce l'hanno". 

Naufraghi via mare

Un altro blocco della riforma del testo di Dublino riguarda le persone salvate in mare e che dovrebbero essere ricollocate obbligatoriamente negli altri Paesi Ue. L'Oim e l'Unhcr sono "fortemente d'accordo con la presidente della Commissione europea sul fatto che salvare vite umane in mare non è facoltativo; una gradita affermazione fatta nel suo discorso sullo stato dell'Unione. Le organizzazioni si preoccupano anche di coloro che si trovano in pericolo lungo tutte le rotte migratorie, anche sulla terraferma. Il salvataggio di vite umane deve rappresentare la priorità assoluta e non deve essere criminalizzato". 

Inoltre, hanno rivolto appelli affinché  si attuino "accordi più strutturati in merito ai ricollocamenti all'interno dell'Ue e attivamente assicurato supporto all'implementazione dei recenti trasferimenti dalle isole greche, lavorando col Governo greco, la Commissione Europea e l'Unicef, il Fondo Onu per l'infanzia. Il ricollocamento di persone vulnerabili, tra cui minori, specialmente in un momento storico segnato dall'aggravarsi delle difficoltà, si è dimostrato essere un esempio praticabile di condivisione di responsabilità". Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha sostenuto che "il Patto offre all'Europa l'opportunità di dimostrare che può sostenere il diritto fondamentale all'asilo, cooperando nel contempo a politiche pragmatiche per identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e condividerne la responsabilità”. Secondo quanto dichiarato da Antonio Vitorino, Direttore Generale dell'Oim: "Le persone in movimento possono essere parte della soluzione. Non vediamo l'ora che il nuovo Patto venga adottato, esso rappresenta un'opportunità per l'Europa di ridisegnare la governance delle migrazioni e della mobilità umana come sicura, ordinata, inclusiva e incentrata sui diritti umani»

Dl sicurezza2

Il patto dovrà però, chiaramente, incassare il parere favorevole di tutti gli Stati membri. E
al momento è facile prevedere che i quattro Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) cercheranno di bloccare qualsiasi iniziativa volta ad obbligarli ad accogliere sul loro territorio richiedenti asilo provenienti da altri Paesi Ue. 

Nel frattempo, sul fronte italiano, il premier Conte ha assicurato che «al più presto porteremo in Cdm un testo di modifica dei decreti sicurezza». Un testo dove sembra ci sia un accordo di massima tra le forze politiche di maggioranza. 

Articoli Correlati

La Alan Kurdi in Sardegnascatena la polemica sui migranti

Protesta la Lega a Olbia. Momenti di tensione. Contemporaneamente a Pozzallo no allo sbarco della Mare Jonio

Migranti, "patto" Uela solidarietà è obbligatoria

Il nuovo piano dovrà però superare lo stop dei Paesi del blocco di Visegrad. Polemiche sulla redistribuzione volontaria

Nuova ondata di sbarchiPerde pezzi il patto Ue

Notte e giorno di arrivi a Lampedusa. Bruxelles pensa ad una monetizzazione