Lo Stato centrale e i mille campanili

  • Maurizio Guandalini

In Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar ha scritto che “il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi”. Agli italiani piacciono tanto governatori e sindaci comandanti in capo. E’ Il sentiment delle regionali e delle amministrative, al Nord al Centro e al Sud. Protagonisti ben piantati e decisi. Che sanno proteggere i cittadini. Il doge Zaia in Veneto e lo sceriffo De Luca in Campania. Di contro c’è l’insofferenza verso lo Stato centrale. Pachidermico, lento e predatore di denari mal spesi. La via federale dell’Italia si giocherà sulle risorse economiche, è  da lì che transiterà  la riforma del fisco. Idee alla Gianfranco Miglio,  professore vecchio stampo, che si rifaceva agli studi sulle macro regioni della Fondazione Agnelli. Più il modello di confederazione elvetico che i Lander tedeschi.
Ma per il Paese dei mille campanili, la soluzione più spinta sarebbe, addirittura,  quella di togliere le regioni. Che sono comunque un duplicato dello Stato. 
Osservate le pachidermiche sedi istituzionali. Palazzoni enormi, possenti. Che diffondono un senso di pesantezza burocratica invalicabile. Mentre i comuni, la stessa legge elettorale dei sindaci, sono il prototipo ideale di condurre una nazione. I sindaci delle grandi città, Roma e Milano, richiedono poteri superiori ai presidenti di Regione. Il loro ruolo, per estensione territoriale e compiti gravosi di gestione, va ammodernato, snellito e reso, attraverso una diffusione capillare delle municipalità.
Utopie? Ci accontentiamo della presa di coscienza tra causa ed effetto. Tra azione e reazione. Ho ripreso tra le mani il libro “La prevalenza del cretino” di Fruttero & Lucentini. Per lo stupido vale la definizione di Schopenhauer, è chi non sa riconoscere la relazione fra causa ed effetto. Invece il cretino, il post stupido, nega che ci sia relazione tra causa ed effetto. A voi l’intepretazione stramaggioritaria degli italiani di mandare a casa, per ora, trecento parlamentari.

MAURIZIO GUANDALINI

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