«Così il Covid cambia i nostri stili di vita»

  • COVID FASE 3

ROMA. Dall’acquisto di prodotti ecofriendly all’interesse per le rinnovabili, dal riciclo alla mobilità più sostenibile sono molti i segnali che indicano una svolta green nei comportamenti degli italiani nel post emergenza Coronavirus.  E’ la Coldiretti a riferire i numeri di questo cambiamento, che riguarda più in generale lo stile di vita degli italiani. Dal lavoro alla casa, tutto in soli due mesi sembra non essere più come prima. Per leggere meglio il fenomeno ne abbiamo parlato con Giuseppe Roma, sociologo, per 20 anni alla guida del Censis, oggi presidente del think thank Rete Urbana delle Rappresentanze. «In un Paese conservatore come il nostro, l’impatto del Covid  si è avuto in quattro grandi aree  - spiega Roma - La casa:  con il lockdown ci siamo accorti che abbiamo delle case piccole e malfunzionanti. Un terzo delle famiglie sono insoddisfatte della propria abitazione. Il lavoro: in quei due mesi 6 milioni di persone hanno lavorato da casa, oggi ci lavorano 3 milioni, prima della pandemia erano 600 mila. In pochi mesi si è moltiplicato per 5 il numero di chi usa il computer per lavorare da remoto. Le abitudini alimentari: è cambiato il modo di fare acquisti,  si punta sulla spesa nel quartiere con il supermercato di prossimità. Infine il turismo: se nel 2019 abbiamo speso 27 miliardi all’estero quest’anno ne abbiamo recuperati una metà facendo le vacanze in Italia....».

Se si tratti o meno  di cambiamenti di lunga durata il sociologo Roma non è convinto: «Cè molta ambiguità, spiega, quello che trovo positivo per esempio è la rivitalizzazione dei quartieri. Ma se a questo non fa seguito una riorganizzazione dei trasporti, dell’igiene ecc. allora il cambiamento non è più positivo». Questo modello che si sta intravedendo - aggiunge il professore Roma - non risolve poi il problema dei problemi, che è la solitudine: andiamo verso una maggiore difficoltà nelle relazioni sociali. Come sfruttare quindi al meglio la spinta propulsiva al cambiamento evitando tornare indietro? «Il problema vero è che è cambiata molto più in fretta la società di quanto non lo abbia fatto chi la governa… Prendiamo per esempio gli incentivi sulle biciclette, sono venuti prima quelli delle piste ciclabili e questo non va bene. È come se si cavalcasse in maniera un po’ lobbistica. Le cose anche buone è come se siano più frutto di una pressione lobbistica che di una svolta civile». In conclusione  «quelli che  abbiamo descritto sono cambiamenti spontanei positivi, ma senza il supporto delle istituzioni rischiamo che lo spontaneismo generi confusione e in generale favorisca la legge del più forte».

SERENA BOURNENS

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