Italiani in cerca di case a prova di smart working

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ROMA. Un anno fa in Italia, secondo il Politecnico di Milano, erano 570 mila i lavoratori in smart working. Con il coronavirus siamo passati a 8 milioni. Oggi, che pure questa cifra si sta ridimensionando, anche il mercato immobiliare si trova di fronte a cambiamento: le abitazioni devono essere ripensate oltre l’emergenza. Il Market Report appena realizzato da Engel&Volkers in collaborazione con Nomisma, registra per i primi sei mesi del 2020 proprio una maggiore richiesta per immobili più ampi pensati per il lavoro da casa. Complice anche il crollo del turismo in tutta Italia, «fino a fine 2021 sarà la componente di utilizzo diretto a trainare il mercato della compravendita» spiega Luca Dondi, Ceo di Nomisma. Secondo l’indagine il Covid ha avuto un importante impatto sul trend della domanda, sia nella compravendita, modificando le preferenze dei compratori a favore di ampi spazi esterni e spazi per lo smart-working, sia nel settore degli affitti per la fuga di inquilini dalla città. Da maggio la domanda è ripartita, in certi casi più determinata di prima, con priorità ed esigenze abitative diverse, influenzate dall’esperienza di una permanenza forzata per un lungo periodo in casa. 

La “nuova” casa  
Il diffondersi del lavoro da remoto influisce sul mercato immobiliare modificando anche i criteri con cui scegliere una nuova casa. In cima alle nuove necessità quella di un locale per lavorare, con connessioni, in posizione isolata dalle parti più frequentate della casa, magari anche insonorizzato. Del resto, chi non ha vissuto l’esperienza di videoconferenze con alle spalle i figli che giocano o con il cane che abbiaia sotto alla scrivania? Il lockdown ha  rivalutato l’importanza di avere locali  e ariosi, e possibilmente spazi verdi e terrazzi.  Lo spazio domestico è improvvisamente cambiato: i modelli di open space, di spazi a pianta libera, che ha avvantaggiato negli ultimi anni la zona living a scapito di quella più privata, sono messi in discussione 

Il verde una priorità

Si avverte - secondo lo studio - una apertura verso nuovi quartieri in favore di zone abitative più tranquille e non necessariamente centrali, in presenza di aree verdi, spazi esterni o soluzioni indipendenti. I nuovi bisogni emersi nel post Covid potrebbero spingere ad una variazione della mappa abitativa. 
Con lo smart working, la casa non sarà più necessariamente vicino all’azienda, e quindi in città, ma potrà situarsi in una zona periferica, più verde, più tranquilla, non servitissima dai mezzi e, quindi, con prezzi degli immobili più contenuti.

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