Arrestato a Hong Kong il tycoon pro-democrazia Jimmy Lai

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HONG KONG  Questa mattina il tycoon Jimmy Lai, tra le figure di maggior rilievo del fronte democratico di Hong Kong, è stato arrestato con il sospetto di violazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale. La polizia ha riferito di aver eseguito in tutto sette arresti in base all'accusa “di collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi», parte di un'operazione su larga scala. Lai è a capo di un impero dell'editoria sotto la holding Next Digital.

L'arresto di Lai è stato confermato da Mark Simon, un dirigente della Next Digital. «Jimmy Lai è stato arrestato per collusione con potenze straniere in questo momento», ha detto Simon come riporta l'emittente BBC che riferisce anche di decine di poliziotti che sono stati visti entrare nell'edificio del suo quotidiano Apple Daily, perquisendo gli uffici. La polizia ha confermato che sette persone sono state arrestate perché sospettate di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale, senza tuttavia nominare Lai. L'agenzia di stampa Reuters e media locali riferiscono l'arresto di altri alti dirigenti della compagnia.

Un impero dall'abbigliamento ai media - Dopo aver fatto la sua fortuna iniziale nel settore dell'abbigliamento, Lai, in seguito si è avventurato nei media e ha fondato il quotidiano Apple Daily, che è stato spesso critico nei confronti della leadership di Hong Kong e della Cina continentale. È stato lui stesso un attivista contro il giro di vite di Pechino su Hong Kong. Nel 2019 ha sostenuto le proteste per la riforma e ha partecipato alle manifestazioni.

Pechino: «È il cervello della rivolta»
Quando all'inizio di quest'anno è stato accusato per il suo coinvolgimento in quelle proteste, i media statali cinesi lo hanno soprannominato un “cervello di rivolta” che «ha diffuso ondate di odio e informazioni negative sulla Cina continentale giorno e notte». Il 30 giugno, quando e' stata approvata la legge sulla sicurezza, Lai ha dichiarato alla BBC che questo "segna la campana a morto per Hong Kong" avvertendo che Hong Kong sarebbe diventata corrotta come la Cina continentale perché «senza lo Stato di diritto, le persone che fanno affari qui non avranno protezione». In un'intervista all'agenzia di stampa AFP, Lai ha detto: «Sono pronto per il carcere. Se arriverà, avrò l'opportunità di leggere libri che non ho letto. L'unica cosa che posso fare è essere positivo».

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