Una cronista con il cuore sulle rotte dei migranti

  • Libri/Angela Caponnetto

Il suo libro è uscito durante il lockdown, quando eravamo tutti concentrati sulla tragedia della pandemia e abbiamo distolto l’attenzione dal Mediterraneo, dove gli sbarchi sono continuati ma in silenzio. Lei no, da anni come inviata di rainews24 segue dall’avamposto di Lampedusa quello che succede ai migranti, prima, durante e dopo il viaggio a volte mortale nel Mare nostrum. Per questo è stata anche bersaglio degli haters sui social. Angela Caponnetto ha raccolto in  “Attraverso i tuoi occhi” (Piemme, pag. 304, euro 17,90) anni di lavoro sul campo, sulle navi della guardia costiera e delle Ong, in Senegal e Niger dove inizia il viaggio della speranza, documentando le migrazioni e incontrando centinaia di essere umani disperati.

Nel suo lavoro si è trovata, dice, a  piangere e raccontare. Si può  rimanere neutrali?
«Sì, racconti ciò che vedi. Anche se la legge del mare non è neutrale, è aiutare chi è in difficoltà, non c’è ideologia che tenga: ho visto militari contrari all’accoglienza, trasformarsi, perché di fronte hai esseri umani da salvare».

Ha pianto molto?
«Spesso: quando un padre siriano appena salvato da un naufragio mi ha toccata e mi ha chiesto dov’era il corpo di suo figlio. O quando un ragazzino dal corpo martoriato mi raccontava come l’avevano violentato. O nel vedere bambini piccoli in viaggio da soli con le ustioni da carburante».

Lei è andata anche nei luoghi di partenza.
«Tutti ci chiediamo perché i migranti continuano a partire. Sono andata in Senegal: accanto alle spiagge delle nostre vacanze ci sono villaggi dove è assicurato nemmeno un pasto al giorno e così giovani senza futuro vengono adescati dai trafficanti».

Cambiano i governi ma sembra cambiare poco sulle politiche degli sbarchi.
«Ero sulla Alex, la barca a vela dell'ong Mediterranea, quando il 6 luglio di un anno fa forzava il blocco per sbarcare 59 uomini, donne e bambini allo stremo. Oggi vediamo cosa  sta succedendo alla Ocean Viking. Il principio è lo stesso: far vedere che si tengono lontano i migranti, fisicamente, dalle nostre coste, quanto più possibile. Se no non si spiega perché la quarantena Covid delle persone soccorse  oggi si faccia sulla nave Moby Zaza, che ci costa un milione al mese, quando la quarantena a terra costerebbe solo 300mila euro».