Ecco cosa penso di quella storia dell'orso

  • Umberto Silvestri

Io non so chi siano Fabio e Christian, padre e figlio della Val di Non, quali sono i loro hobby e attività; se sono cacciatori ad esempio come ce ne sono tanti nel Trentino. So però chi è Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento che, ergendosi a norma di legge a padre-padrone e autorità massima di quella privilegiata zona, in base al racconto senza riscontri, senza prove e senza contraddittorio alcuno, ha decretato la “condanna a morte” di un povero orso  che “pare” abbia aggredito “senza motivo” i congiunti di cui sopra. Ma  senza ucciderli per fortuna, come apprendiamo dalle interviste rilasciate  a poche ore dai fatti. Medicati nell’ospedale locale, in serata erano già a casa a rispondere alle domande delle tv locali. Di fronte alle quali si sono  domandati se fosse accettabile non poter andare liberamente a fare una passeggiata in montagna.
 Appunto, è accettabile? E cosa? Che un orso dando corso al proprio istinto predatorio, ma forse solo di difesa della prole abbia reagito in quel modo difendendo una porzione di territorio (Monte Pellier 1500 mt d’altitudine) che legittimamente gli appartiene, oppure che si arrivi lassù con jeep, rumori, vociare  e telefonini al seguito convinti di stare a casa propria e  fare ciò che si vuole? 
Io ho una mia opinione ma, essendo un  convinto assertore del diritto, ritengo che solo la conoscenza dei fatti e un confronto sereno possa portare a un   giudizio degno di un popolo civile,  ricordando che il beneficio del dubbio si concede  a chiunque, uomini, delinquenti, animali  e orsi compresi. Così come il diritto a essere difesi. Prima di essere condannati.

UMBERTO SILVESTRI

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