Campo Testaccio 80 anni fa l'ultima partita della Roma

ROMA Ottanta anni fa, il 30 giugno 1940, la Roma giocava la sua ultima partita a Campo Testaccio, che per oltre un decennio era stato il “tempio” del tifo giallorosso. Un’amichevole contro il Livorno, battuto 2-1. Venti giorni prima Mussolini aveva annunciato l’entrata in guerra dell’Italia; mentre il 2 giugno si era tenuta l’ultima giornata di Campionato. Sino ad allora Campo Testaccio, inaugurato il 3 novembre 1929, aveva visto Ferraris IV, Volk, Mattei, Costantino, Guaita, Bernardini, Masetti e Amadei - per citare i più famosi - consumare i tacchetti in 214 match (con appena 26 sconfitte nei 161 incontri ufficiali).

Una triste demolizione

Il 21 ottobre 1940 fu avviata la demolizione, con la trasformazione di Campo Testaccio in un giardino pubblico (a decretarne la fine anche il fatto che i palloni alti finivano dentro il vicino “Camposanto degli Inglesi” e le urla dei tifosi disturbavano il sonno eterno di Keats e Shelley). Presto però le vicende belliche lo videro stravolto dagli orti di guerra; mentre gli spogliatoi furono riadattati a rifugio antiaereo.

Il tunnel con la botola

Erano infatti degli ambienti sotterranei, in origine rivestiti in legno e dotati di ogni comfort: docce, gabinetti e riscaldamento. Da quei locali partiva un tunnel che faceva sbucare i calciatori direttamente sul bordo del campo di gioco, attraverso una scalinata e una botola. Nel dopoguerra capannoni e casupole cinsero d’assedio l’area e per Campo Testaccio iniziò un lento declino. Solo di recente ne è stato portato a termine il risanamento e a breve sarà affidato dal Campidoglio al Municipio I per tornare ad ospitare in futuro delle partite di calcio. Nel frattempo che fine hanno fatto i mitici spogliatoi dove i “lupacchiotti” si preparavano alla battaglia? I racconti degli anziani del rione e il confronto tra le foto d’epoca e la situazione attuale fanno ipotizzare che siano rimasti dov’erano, inglobati dai capannoni sull’angolo tra via Caio Cestio e via Zabaglia.

Appello per la riscoperta

Così alcuni studiosi della memoria di Roma e di storia dello Sport - su impulso di Marco Impiglia - hanno lanciato un appello chiedendo al Campidoglio di verificare se esistano ancora quegli spogliatoi, nella speranza di far tornare alla luce un luogo che è il Sacro Graal giallorosso e custodisce un pezzo d’anima della Città Eterna.

LORENZO GRASSI

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