L'anima operaia della bicicletta

  • Maurizio Baruffaldi

Pedalare, è il verbo della fase tre. Più di mezzo milione di biciclette vendute in più rispetto all’anno scorso. E le richieste continuano, tanto che alcuni rivenditori rispondono sconsolati che prima di settembre non se ne parla. Si aspetta l’ormai mitico portale, pronti alla gara contro il tempo, armati di Spid, per conquistare il famigerato bonus. E se i soldi stanziati non dovessero bastare per tutti, si bestemmierà al governo, ma intanto la bici c’è. Si è accettato il rischio. 
Dovremmo gongolare tutti nel vedere le strade riempirsi di gente con le ali ai piedi: meno gas e frustrazione, risveglio di metabolismi, pensieri e gesti più disponibili. Chi pedala sta meglio, lo riconosci. Così come si fa riconoscere chi non lo fa, e non gli piace chi lo fa. 
La Trenord non fa salire i biker sui vagoni. Quei biker che hanno tenuto calde le nostre chiappe per tutto il lockdown, continuando a consegnare l’indispensabile e a far girare un po’ di denaro. Gente che dopo aver pedalato tutto il giorno deve tornarsene a casa, a tot km. De Corato, assessore regionale alla Sicurezza stradale, che mette giù un pomposo esposto alla Procura contro la miracolosa pista ciclabile in Corso Buenos Aires, che taglia e schiarisce Milano. O l’ordinanza  di Pisa, che fuori da un’oasi naturale, nei festivi e prefestivi, trasforma una ciclabile in parcheggio auto. Naturale a chi?
Questa è gente che non crede nel futuro. Non gliene frega una mazza. E al top di quella che pare una strategia, c’è la dichiarazione del tizio che guida i sondaggi e fa audience sui social: ha detto che le ciclabili sono roba da radical chic. Dura rispondergli seriamente. Ma le ha viste le bici che si destreggiano su queste piste urbane, ai bordi di strade congestionate e ostili? E poi. La bicicletta è una macchina elementare che da un secolo e mezzo ha lo stesso telaio. Che nasce come strumento di lavoro, e che avrà sempre un’anima operaia. Infatti vuole solo quadricipiti, cuore e polmoni. 
E forse per questo, non è da tutti.

MAURIZIO BARUFFALDI

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