"Bambini e adolescenti Così si può tornare alla normalità"

  • coronavirus fase 2

«Stiamo sottovalutando l’impatto dei mesi di quarantena sui bambini, sui preadolescenti e sugli adolescenti. Ma una chiave per aiutarli esiste, ed è quella di ricominciare a pensare al futuro, aiutandoli a proteggersi ma anche a riprogrammare in modo nuovo e fiducioso la vita che verrà».

Metro ne ha parlato con Maria Rita Parsi, psicoterapeuta componente dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, al lavoro con il “Gruppo di lavoro Covid-19 infanzia e adolescenza”.  

Cosa ha significato il lungo lockdown per migliaia di ragazzi italiani?  
Non per tutti i ragazzi il lockdown ha avuto lo stesso impatto.

Questo è dipeso da cosa?
I contesti familiari innanzitutto. Quei ragazzi che vivono in “Famiglie Contenitive”, questa atipica fase di difensiva sospensione, può costituire un momento di consolidamento e di sviluppo dei rapporti affettivi all’interno della famiglia . Anche con i fratelli! E, ancora, di studio sereno, di ripristino di ludici intrattenimenti, individuali e familiari. Poiché, in queste famiglie, si ha la possibilità, avendo, genitori e figli, maggiore tempo a disposizione per stare insieme, per dialogare, per ascoltare e per essere ascoltati, di riorganizzare tempi , ritmi e spazi della vita comune.

E per i meno fortunati?
Per quei minori che  vivono in “Famiglie Disfunzionali”, segnate da problemi di convivenza, conflitti preesistenti, gravi o nuove difficoltà economiche, malattie e crolli psicologici, la costrizione a stare tutti insieme, a casa, può essere vissuta dai bambini e dagli adolescenti come un’autentica “carcerazione”. Un’atmosfera che può portarli a deprimersi o , al contrario, a ribellarsi con aggressività.  

Quanto sarà difficile tornare alla normalità?
Nelle “Famiglie contenitive”, dove le cose vanno sostanzialmente bene e c’è armonia, le ripercussioni psicologiche post traumatiche da Covid-19, potranno essere limitate e, comunque, non tali da suscitare allarme. Superata questa drammatica fase, questi minori saranno, di fatto, in grado di recuperare il disagio patito durante la quarantena e le problematiche connesse alla mancata riapertura delle scuole. Nelle “famiglie disfunzionali”, invece, la costrizione a rimanere in casa, senza poter uscire può, nei passaggi che dovrebbero, poi, ricondurre alla normalità, ulteriormente, alimentare le difficoltà di relazionarsi con se stessi, con le proprie emozioni e con i propri bisogni ed empatizzare con quegli degli altri.  

Quindi come si può intervenire?
Dovremmo tornare alla “cosiddetta normalità” potenziando il ritorno nelle aule scolastiche, le occasioni di stare insieme, di incontrare gli altri, di praticare sport… Però dobbiamo procedere per gradi, allenandoci al cambiamento e non improvvisando. Educando alle nuove distanze e all’uso del virtuale, perché questo rimanga virtuoso (per esempio a scuola)…

L’estate alle porte potrà segnare una rinascita?
Sì l’estate potrà essere una ripartenza.

Cosa è urgente fare in questa direzione?
Mappare le risorse economiche, quelle umane. E gli spazi a disposizione per far ritrovare ai giovani la socialità perduta.

Quali i soggetti da coinvolgere?
Per esempio chi si occupa di comunicazione. È necessaria una programmazione mediatica che sostenga, in modo creativo e costruttivo, il momento cupo che stiamo vivendo. Con suggerimenti e indicazioni pratiche.

SERENA BOURNENS

(foto di Gianluca Mosti)

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