Twitter, un nuovo stop E Trump fa guerra ai social

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​Twitter torna a segnalare un post di Donald Trump. Il social network ha marcato un post del presidente degli Stati Uniti oscurandolo parzialmente perché ritenuto contrario alle regole di utilizzo del social network. Il tweet però non è stato oscurato del tutto “poiché potrebbe essere di pubblico interesse”. Il tweet che rischia di accendere un nuovo fronte tra i social e la Casa Bianca è quello in cui Trump, riferendosi ai disordini di Minneapolis, ha scritto: "Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare". Secondo le regole del social la frase è un incitamento alla violenza.

Violenza. ​Secondo Twitter il post di Trump ha violato le regole “sull’esaltazione alla violenza”. Ma la decisione di non oscurarlo è dovuta alle stesse regole del social. Nelle regole di utilizzo infatti si legge che Twitter, pur adottando il principio di rimuovere i contenuti che esaltano la violenza, riconosce che “a volte può rientrare nell'interesse pubblico consentire alle persone di visualizzare i tweet che altrimenti verrebbero eliminati. Consideriamo il contenuto di interesse pubblico se contribuisce direttamente alla comprensione o alla discussione di una questione di interesse pubblico”. Al momento, il social limita le eccezioni ai “rappresentanti governativi o eletti dai cittadini, dato il notevole interesse pubblico a conoscere e discutere le loro azioni e dichiarazioni”. 

Trump. Donald Trump vara la stretta sui social accusati essere un monopolio e di fare politica contro i conservatori. "Siamo qui per difendere la libertà di parola", ha dichiarato il presidente americano, firmando l'ordine esecutivo che mira a togliere lo scudo penale alle piattaforme accusate di censura. "Un piccolo gruppo di potenti social media in monopolio controlla una vasta porzione di tutte le comunicazioni pubbliche e private negli Stati Uniti", ha attaccato il tycoon, denunciando "un potere incontrollato nel censurare, ridimensionare, editare, delineare, nascondere, alterare virtualmente ogni forma di comunicazione tra privati cittadini o con audience ampie di pubblico". "Non vi sono precedenti nella storia americana - ha proseguito - di un simile esiguo gruppo di società che controlla una sfera così ampia dell'interazione umana". Il decreto è scattato dopo lo scontro con Twitter che ha marcato due post del presidente come potenzialmente fuorvianti. "Non possiamo consentire che questo vada avanti - ha spiegato l'inquilino della Casa Bianca - e tutti penso siano d'accordo, compresi i democratici".     Il decreto di Trump modifica la sezione 230 del "Communications Decency Act", una legge del 1996 che garantisce immunità penale alle piattaforme digitali rispetto ai contenuti pubblicati da terze parti. Poiché per emendare una legge occorre il via del Congresso, lo stesso presidente americano ha previsto che ci saranno una raffica di ricorsi in tribunale contro il suo decreto ma ha ostentato fiducia sul verdetto finale.   "Le loro sono decisioni editoriali - ha argomentato Trump - in questi casi Twitter cessa di essere una piattaforma neutrale diventando un editore con un punto di vista. E ciò si può dire di altri", come Google o Facebook. Il presidente, durante la cerimonia di firma del decreto era affiancato dal fidato Guardasigilli William Barr. Il decreto dispone che il dipartimento del Commercio presenti una petizione presso la Federal Communications Commission (Fcc), l'autorità statunitense sulle tlc, perché definisca il raggio di azione della 'sezione 230' che, a detta del presidente, potrebbe "venire rimossa o totalmente modificata". Viene inoltre ordinato alle agenzie governative di tagliare gli investimenti pubblicitari sui social media e alla Fcc di raccogliere le accuse di censura o faziosità perché vengano valutate. Il capo della Fcc, Ajit Pai, ha già fatto sapere che la sua commissione "valuterà con attenzione" la richiesta del governo. Già lo scorso anno Trump aveva creato uno strumento per riportare comportamenti scorretti da parte delle piattaforme web.

Facebook.  In un'intervista a Fox News, il patron di Facebook, Mark Zuckerberg, ha definito in linea di principio "una reazione non giusta, da parte del governo, censurare una piattaforma perché si è preoccupati della censura". Nella conversazione Zuckerberg ha anche criticato la piattaforma rivale per aver "segnalato" i due tweet presidenziali. "Credo fortemente che Facebook  - ha affermato - non debba essere l'arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online. In generale le società private, specialmente queste piattaforme, probabilmente non dovrebbero essere nella posizione di farlo.

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