Patto Comune-Emergency per assistere i clochard

  • Milano

Sociale Rimanere in casa è l’unica arma contro il contagio. Verissimo. Ma, se una casa non uno ce l’ha, come fa? Il problema dei senzatetto si sta ponendo con sempre maggiore urgenza: al di là delle normali esigenze assistenziali, i clochard possono ammalarsi, trasformandosi così in veicoli di contagio. Per questo Comune di Milano ed Emergency stanno lavorando a un piano per monitorare gli ospiti della ventina di dormitori della città, un migliaio di posti in tutto. Già oggi per accedervi, gli ospiti devono sottoporsi ad alcuni controlli medici – che spesso sono il motivo per il quale molti si rifiutano di andarci –, ma questi controlli vengono effettuati una volta sola. Da ieri, Palazzo Marino e la Ong di Strada stanno lavorando a un protocollo che prevede la presenza di un team di Emergency nei vari dormitori, per assicurare assistenza e controlli continui. I dettagli sono ancora allo studio, ma l’iniziativa partirà a breve. Palazzo Marino, inoltre, sta considerando di aprire anche di giorno i rifugi del piano freddo (come il mezzanino della metropolitana, per esempio), oggi agibili solo nelle ore notturne. 

Resta però il problema di quei circa 300 clochard che nei dormitori non ci vanno – e che quindi sfuggono ai controlli – e dei migranti che dimorano in stazione. Per loro, gli unici aiuti arrivano o dal Politrack di Emergency, dal Naga oppure dalle unità mobili della Cri e Progetto Arca. Tuttavia, si tratta di presidi concepiti per fare fronte alle esigenze “normali”, inadatti alle specifiche prescrizioni del Corona Virus. Tanto, che da ieri ha sospeso ogni attività il camper dell’Associazione Medici Volontari, storico presidio sanitario della Centrale, per l’impossibilità di disinfettare gli ambienti dopo ogni visita. Quindi, per i disperati della Centrale – sono una decina quelli che dormono ogni notte solo nel tunnel di via Tonale – i controlli sono molti blandi e le maglie sono ancora larghe. Nonostante gli sforzi di amministrazione e associazioni. 
Andrea Sparaciari

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