Fontana: «Dobbiamo fermare tutta la Lombardia»

  • Milano

Salute «I dati positivi di Lodi e Codogno (gli unici che mostrano una regressione del numero dei contagiati, ndr) ci hanno spinto a chiedere al Governo misure più stringenti». Così ieri sera il presidente Fontana ha ufficializzato ciò che fin dalla mattinata andava dicendo, ovvero la richiesta formale di chiudere totalmente la Lombardia. Un giro di vite molto simile a quello deciso dalle autorità cinesi per la città di Wuhan. In poche parole Fontana – in accordo con i sindaci dei 12 capoluoghi lombardi – ha invocato la chiusura di tutte le attività commerciali - ad esclusione di quelle alimentari e delle farmacie - e la sospensione del trasporto pubblico locale. Un provvedimento giustificato dalle parole dell’assessore Gallera: «Altri 15-20 giorni di una corsa così forsennata di persone al pronto soccorso e alla terapia intensiva noi non li reggiamo». «È il tempo della fermezza», ha continuato Fontana, «chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso (tranne i servizi essenziali) per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l’abbiamo visto, non servono a contenere questa emergenza». Il governatore ha anche punto l’esecutivo: «Mi sembra che alcuni colleghi e anche alcuni membri del Governo non abbiano ben chiaro la situazione lombarda». 
Intanto l’emergenza sanitaria continua: il numero dei decessi ha toccato quota 468, 135 più rispetto a lunedì; i positivi sono 5.791 (+ 322); 3319 i ricoveri non in terapia intensiva (+505); 466 quelli in terapia intensiva (+26) e 896 i dimessi. An.Spa.

 

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