Tra Lega e Governo alta tensione

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CALCIO Sì alle partite, «ma solo all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico». Così l’ultimo decreto sul  Coronavirus. Il calcio ha reagito non fermandosi, almeno per ora; ma precipitando in una zuffa con il governo. Ieri mattina Damiano Tommasi, del sindacato dei calciatori, era tornato a chiedere di non giocare (era anche circolata una bozza di comunicato in cui si annunciavano due giorni di sciopero): «Ho scritto a Conte, Spadafora, Malagò, Gravina, Dal Pino, Balata, Ghirelli. Fermare il calcio è l’atto più utile, ora», scrive Tommasi, dicendo di essere portavoce di tanti giocatori preoccupati ma privi della forza, da soli, di incidere. Bufera di insulti su di lui. Sulla stessa linea però Balotelli (atteso in campo oggi con il suo Brescia e contro il Sassuolo), che si espone su Istagram rimbrottando i tifosi che si lamentano: perché rischiare di prendere il virus? «Per far divertire qualcun altro?», si chiede, «o per non perdere soldi? Ma dai non scherzate. Ripigliatevi, avete rotto adesso».

La tempesta inizia. Il primo “carico” lo sbatte sul tavolo il ministro Spadafora in tarda mattinata: «Condivido le dichiarazioni di Tommasi e mi unisco alla sua richiesta. Non ha senso in questo momento, mentre chiediamo enormi sacrifici ai cittadini per impedire la diffusione del contagio, mettere a rischio la salute dei giocatori, degli arbitri, dei tecnici, dei tifosi che sicuramente si raduneranno per vedere le partite, solo per non sospendere temporaneamente il calcio e intaccare gli interessiche ruotano attorno ad esso. Altre federazioni hanno saggiamente optato per uno stop».

È l’inizio del caos. I presidenti della Figc, Gabriele Gravina, e della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, si riuniscono per decidere il da farsi. Sospendere tutto? Nel dubbio, Parma e Spal, alle 13.45, anziché scendere in campo rientrano negli spogliatoi. Giocheranno, ma con 75’ di ritardo. Poi hanno iniziato a fioccare le dichiarazioni. Spadafora rincara contro la Lega e Sky, accusandole di non aver voluto trasmettere in chiaro le partite benché ce ne fosse la possibilità. Sky replica per le rime («Il ministro non dice il vero»), rivendicando la propria disponibilità ma sottolineando che non è possibile. Il ministro controreplica, dopodiché interviente la Lega che ne ha per tutti. Per Tommasi («L’AIC minaccia uno sciopero che metterebbe a rischio la stabilità del sistema») e per Spadafora («Le reiterate e contrastanti dichiarazioni governative accrescono la confusione generale»). Il ministro ricambia con un sonoro «irresponsabili». La Figc, martedì, si riunirà in via straordinaria.  Probabile uno stop alle partite. Poi ci si preoccuperà dell'Europeo di giugno, che pare veramente a rischio.

Una posizione di mediazione pare quella dell'ad interista Marotta: «Abbiamo riunito velocemente un consiglio di Lega prendendo lo spunto dal sindacato dai calciatori. Noi non potevano giuridicamente rinviare le partite, di conseguente non c'erano i tempi e la Lega non poteva assumere una decisione su un programma già stabilito. La Lega ha seguito i decreti ministeriali e ha rispettato questa decisione. Martedì si prenderanno delle decisioni alle quali noi ci atterremo». 

METRO

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