Piano di eradicazione per la tartaruga aliena

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Ormai è considerata una minaccia per la biodiversità in Sardegna la tartaruga palustre americana, specie d'acqua dolce diventata la specie di testuggine palustre più diffusa sul mercato internazionale degli animali da compagnia, a causa di un mercato incontrollato per molti anni. La Regione ha appena dato il via libera un piano di eradicazione della Trachemys scripta, inserita nell'elenco delle 100 specie più invasive e caratterizzata da una macchia rossa o gialla su entrambi i lati della testa e da striature gialle regolari sul collo. Sue prede sono anfibi, uccelli acquatici e pesci.     L'assessore all'Ambiente, Gianni Lampis, ha firmato il decreto di approvazione del piano, dopo il parere positivo dell'Ispra-Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale e del Comitato regionale faunistico.

Biodiversità. “Alcune specie invasive sono la seconda causa di perdita della biodiversità nel mondo e possono generare molteplici conseguenze negative sulle specie autoctone, come predazione, parassitismo, diffusione di malattie e modifica dell’ecosistema", ha spiegato l’assessore Lampis. "Una di quelle più diffuse in Sardegna è la tartaruga palustre americana, perciò era necessario predisporre linee guida regionali con l‘obiettivo di eradicare questa specie dal territorio isolano attraverso specifiche misure di contenimento e attività di formazione e informazione capillare sul territorio regionale, anche in sinergia con gli altri soggetti competenti in materia ambientale, considerando che le attività di eradicazione ricadranno anche all’interno dei siti Natura 2000”.     Le Province e la Città Metropolitana di Cagliari avranno il compito di applicare il piano a livello locale, attraverso un piano provinciale di eradicazione, mentre sulle operazioni vigilerà il Corpo forestale regionale.  La tartaruga palustre americana, che può raggiungere una lunghezza di 30 centimetri (in media il carapace è fra i 13 e i 20 centimetri), rientra fra le specie esotiche invasive di rilevanza nazionale, una cinquantina fra animali e piante.

Sardegna.    In Sardegna la popolazione della Trachemys scripta - di cui il decreto per l'eradicazione non cita l'entità - è concentrata nell'isola di San Pietro, in un'area della Città metropolitana di Cagliari, in alcune zone costiere dell'Oristansese, del Sassarese e della Gallura.    Il ministero dell'Ambiente aveva imposto ai proprietari di esemplari di questa specie di denunciarne il possesso entro il 31 agosto 2019. La Regione Sardegna l'estate scorsa aveva individuato tre centri autorizzati ad accogliere le tartarughe palustri che non potevano più essere tenute in ambiente domestico, dato il divieto assoluto di abbandonarle in natura: due Carfs-Centri di allevamento e recupero della fauna selvatica dell'agenzia regionale Forestas a Monastir (Cagliari) e Bonassai (Sassari) e il parco di Monte Claro a Cagliari. 

Eradicazione.    Il piano di eradicazione preannunciato dalla Regione si propone di mappare la distribuzione della specie in Sardegna e catturare gli esemplari presenti in natura: potranno essere confinati in centri di detenzione e confinamento individuati nell'isola o soppressi tramite eutanasia, a cura di veterinari. ​In particolare, potranno essere abbattuti gli animali catturati in province in cui non sono stati attivati centri di detenzione o quelli con malattie gravi e incurabili che provocano sofferenze. Dovranno poi essere individuati siti di stoccaggio temporanei (per esempio, congelatori) e idonei metodi di smaltimento delle carcasse.    Il piano si propone anche di sensibilizzare e informare le comunità sui problemi della diffusione delle specie aliene invasive. La Regione intende catturare le tartarughe palustri americane con gabbie o zattera trappola galleggianti (basking traps), da piazzare in zone ombreggiate da aprile a ottobre e da controllare almeno una volta al giorno, per evitare inutili stress agli animali catturati, in particolare se appartengono ad altre specie.    L'alternativa è la cattura tramite trappole-nassa a doppio ingresso, da piazzare a mezz'acqua o rasente il fondo, a cura di pescatori esperti o di 'catturatori' formati, da controllare da secondo giorno in poi o anche dopo due giornate.

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