Shock and awe, meccanismo diabolico

  • Maurizio Guandalini

Da non sottovalutare, ma l’allarme va ridimensionato. Traduzione. Può essere bianco ma anche nero. Ci ho pensato come ritornare alla normalità. Seguire l’epigrafe dotta coniata da Piero Angela, fidiamoci degli esperti senza cambiare vita. Vede, Mr. Quark, lei dice bene, ma chi scandisce il metronomo è una furia emozionale leggermente fuori dal nostro controllo. Vorrei, ma non posso. La corrente spinge altrove.

Per mia madre mi sono recato dal medico di base del paesello,  in provincia di Mantova. Duecento chilometri, in linea d’aria, dai focolai lodigiani, ben scanditi dalla linea ferroviaria Mantova-Milano. Niente infezioni, addirittura le influenze normali  calate. Eppure ieri mattina, nella struttura dove ha lo studio il medico, si entrava uno alla volta. Si aspettava il turno al freddo, per strada. Una volta varcata la soglia, era vietato introdursi nello spazio di ricevimento del dottore. Si parlava a distanza. Esco, fila davanti alla banca. Accesso uno a uno. Chiusura dei bar alle 18 (ma alle 17 non c’è possibilità di contagio?). Fermo degli incontri sportivi, del luna park, mentre i supermercati traboccano di gente. Boh. E siamo in zone vaste, intonse, dove preoccupa, per ora, solo la siccità.

La progressione shock and awe, ha innescato meccanismi diabolici che tramortiscono lo stesso ordine gerarchico di coloro che dispensano sporte di incoraggiamento e positività. Gli stessi che, in precedenza, hanno buttato il morale sotto i piedi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è capace, nello stesso comunicato, di scrivere che il “mondo si prepari a una potenziale pandemia”, e due spazi sotto che “non c’è necessità di paura”. Se mi impegno a vedere un A.C. e D.C., Ante Caosvirus e Dopo Caosvirus, è il tandem gemellare delle trasmissioni tv, che sminuzzano, montano e smontano, ricamano con la scusa di fare servizio pubblico. Cominciassero a occuparsene meno, tenendo basso il volume e potrò ritornare, presto, a parlare faccia a faccia con il dottore della mutua.

MAURIZIO GUANDALINI

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