Ma poi lasciateci la stretta di mano e l’abbraccio...

  • Maurizio Baruffaldi

Non è stato possibile pensare d’altro. Allora ho preso la bici. Nelle strade semideserte ho subito incrociato una famiglia dotata di mascherina: il più piccolo la teneva sulla fronte, e urlava che non ne poteva più. Nessun contagio tra i minori, a quanto pare. E anche il panico è malattia adulta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di “indossare una mascherina solo se sospetti di aver contratto il Coronavirus”. Devo dedurre che ci sono migliaia di malati immaginari. 
Al messaggio di annullamento spettacoli sono rimasto sospeso tra la rassegnazione e un vaffa baritonale. Poi mi sono infilato nel Parco Sempione. I milanesi sembravano concentrarsi tutti davanti all’anfiteatro dei bonghi in piena attività, o alle giostre, verso le quali i bambini  avevano trascinato i genitori riluttanti. Con alcuni amici incontrati abbiamo pensato alle nuove azioni acrobatiche, tipo pulsanti schiacciati col gomito, o sui mezzi pubblici stare puntati solo sulle gambe. Perché una prima fonte diceva che il virus può resistere nove giorni su superfici inanimate, un tempo che si è poi ristretto ufficialmente a poche ore. Altra verità ufficiale: è altamente improbabile che la quantità sia sufficiente ad aggrapparsi alle mani, da lì inalarsi, e mettere casa nel nostro organismo. Intanto la stretta di mano, l’abbraccio o il bacio guanciale, vengono percepiti con imbarazzo. Anche perché ci è stata data la distanza di sicurezza di un metro.  Nel comico: punterei sul saluto militare alla fronte. Sul serio: che questa restrizione  non lasci strascichi nelle abitudini. Siamo già così soli e freddi: abbiamo bisogno della pelle. Al ritorno mi sono appostato all’esterno di un’Esselunga congestionata. Chi usciva con il pieno sembrava divertito: in fondo la spesa per un italiano è sempre un momento spirituale e ludico insieme. Visto che oltre agli spettacoli, anche le messe sono sospese. Così come il sacro aperitivo meneghino. I ristoranti però no, quelli stanno aperti. Per cui se non dovesse bastare la razzia nei supermercati, un attimo prima di morire di fame puoi trascinarti al primo tavolo apparecchiato in zona.

MAURIZIO BARUFFALDI

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