Anne Hathaway: «Siamo tutti in Cattive Acque»

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ROMA Diciannove anni di battaglie legali contro  il colosso chimico DuPont  in nome di 70 mila cittadini dell'Ohio e della Virginia, la cui acqua potabile era stata contaminata dallo sversamento incontrollato di un acido.

La storia è quella di Robert Bilott ed è vera, verissima, venuta alla luce quando il 6 gennaio 2016 il New York Times pubblicò la cronaca di Nathaniel Rich sul lavoro dell’avvocato di Cincinnati.

Oggi la porta sullo schermo Todd Haynes in “Cattive Acque”  (dal 20 in sala). Protagonisti: Anne Hathaway e Mark Ruffalo per questa storia più attuale di sempre.

Come dice il regista: «quella che qui inizialmente appare come una contaminazione dell’aria e del sistema idrico regionale e nazionale, diventa una contaminazione globale rischiosa per tutti gli esseri umani».

«Inizialmente sono rimasta affascinata - spiega la Hathaway -  poi mi sono arrabbiata e infine, quando ho realizzato che la cosa non è  ancora risolta, ho sentito un ventaglio enorme di emozioni. Penso che nelle storie di lotta di Davide contro Golia, ci si aspetti alla fine di vedere Golia cadere, ma non è  questo il caso. Continuavo ad attendere quel momento  di liberazione che sarebbe arrivato ma mi sono resa conto che questa non è quel tipo di storia. Questa è più dura. Mi chiedevo come è  potuto accadere un problema di contaminazione mondiale, originato  qui negli Stati Uniti. Questa storia è qualcosa che ci coinvolge tutti e che deve farci pensare».

SILVIA DI PAOLA

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