Coronavirus, è fuga dalla nave del contagio

  • il virus cinese

Mentre crescono i contagi da coronavirus (Covid-19) sulla nave da crociera Diamond Princess bloccata da giorni in quarantena nel porto giapponese di Yokohama, i diversi Paesi iniziano a muoversi per provare a recuperare i propri cittadini. Mentre si registrano decine di nuovi contagi che portano a 355 su 3700 i passeggeri infettati, gli americani hanno cominciato l’evacuazione dei 400 connazionali a bordo. Tra loro ci sono 46 risultati positivi al virus, che saranno curati in apposite strutture in Giappone. Gli altri vengono portati negli Stati Uniti e saranno messi in quarantena per 14 giorni in una base militare in California e altri in Texas.  
Anche l’Italia si prepara a riportare in patria i connazionali imbarcati sulla nave da crociera, tra cui il comandante. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «Credo che questa settimana sarà decisiva», ha assicurato. «Domani mattina probabilmente il capo della Protezione civile riunirà il tavolo per decidere come fare rientrare i circa 35 cittadini italiani che sono a bordo della nave», ha aggiunto spiegando che il problema è che questa imbarcazione «è in quarantena e la quarantena si allunga ogni volta che ci sono nuovi casi». 

Niccolò negativo al virus

«Anche il secondo test al Coronavirus effettuato presso lo Spallanzani su Niccolò - il ragazzo italiano rimpatriato dalla Cina - è risultato negativo», comunica l’ospedale. Intanto le condizioni del ricercatore  italiano ricoverato allo Spallanzani per infezione da nuovo coronavirus «sono ottime».

A Roma intanto sono stati valutati finora presso l’Istituto Spallanzani 68 pazienti sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus. Di questi 59, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Dieci pazienti invece sono tuttora ricoverati: 3 casi confermati positivi al test (la coppia cinese attualmente in terapia intensiva e il giovane proveniente dal sito della Cecchignola); 6 pazienti sottoposti a test e in attesa di risultato. Uno resta ricoverato per altri motivi. 

Xi era informato
Il presidente cinese Xi Jinping aveva dato le prime disposizioni sul contenimento dell’epidemia già il 7 gennaio scorso. È quanto emerge da un discorso pubblicato integralmente nell’ultimo numero della rivista ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. La data anticipa di due settimane circa la prima impennata dei casi accertati. Intanto nell’Hubei a 60 milioni di persone è stato imposto di restare in casa.

Ci sarà impatto economico
L’epidemia del nuovo coronavirus avrà un impatto sulla crescita globale nel 2020; molto dipende dalle capacità della Cina di contenerne la diffusione. Lo ha affermato la direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva: «Potrebbe esserci un calo tra lo 0,1 e lo 0,2%. Stiamo parlando di scenari e non di proiezioni».

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