Vissero felici e contenti grazie a un uomo buono

  • Libri/Sara Rattaro

INTERVISTA Nell’ultimo romanzo di Sara RattaroLa giusta distanza” (Sperling & Kupfer, p. 246, euro 16,90) la protagonista, Aurora, nonostante una famiglia ad alto tasso di disfunzionalità (padre traditore seriale che abbandona lei e la madre) trova l’uomo che la “cura”, Luca, un maschio che con grande pazienza e dedizione costruisce il tessuto di un amore che regge alle traversie dell’esistenza. 

Luca e Aurora stanno insieme da vent’anni. Lei ci crede alla frase “e vissero felici e contenti”?
«Per niente, è stato il pacchetto che la mia generazione ha avuto in omaggio ma che poi la vita ha sfatato, disintegrato. Il libro parte proprio da questo: cercare di capire come mai i nostri genitori stavano insieme tutta la vita e noi invece non ci riusciamo più…» 

Dal romanzo sembra che la soluzione sia trovare un maschio come Luca, un uomo buono…
«È vero, Luca è un bravo ragazzo ma soprattutto un uomo innamorato. Me lo lasci dire: se è vero che noi donne nella media siamo più costruttive, tendiamo meno al tradimento fisico, gli uomini come Luca, quelli davvero innamorati, hanno dei picchi di eccellenza». 

Lei lo ha incontrato un uomo così? 
«Sì, è qualcosa che sto vivendo dopo la fine del mio matrimonio con mio marito traditore seriale ed è per questo che ne parlo in questo modo, perché comprendo quanto sia importante avere nella tua vita una persona che è diventata la mia salvezza». 

A volte scartiamo l’uomo buono perché noioso. Aurora però a un certo punto capisce cosa si sta perdendo.
«Lei se ne rende conto quando vede Luca attraverso gli occhi di un’altra donna e capisce di avere a fianco una persona che ogni altra si prenderebbe subito. Spesso noi donne abbiamo bisogno della competizione…»

C’è una caratteristica dell’uomo buono che ci permette di riconoscerlo tra tanti?
«Il tratto più importante è di essere un femminista. Quelli che credono veramente che le donne hanno una marcia in più, che sono più attrezzate e brave di loro per affrontare il mondo. Sono rarissimi ma ci sono».

ANTONELLA FIORI