Beatbox: «All'Olimpico per un grande show sui Beatles»

  • The Beatbox

ROMA «I Beatbox nascono una decina di anni fa da unìidea mia e di Mauro Sposito. Eravamo in tour coi New Trolls e per la prima volta vedemmo una tribute band messicana che ci diede l’idea d’investire in un progetto simile». Così Alfio Vitanza presenta The Beatbox, band che con le sue performance fa rivivere la forza e la magia del leggendario quartetto di Liverpool, con una ricostruzione filologica delle loro esibizioni dal vivo. Il 10 febbraio sarà al Teatro Olimpico.

Cosa hanno rappresentato per voi i ‪Beatles‬?
«I Beatles mi hanno insegnato a cantare, a suonare e parlare l’inglese. Senza di loro non avrei fatto il musicista. Li ho scoperti quando ero molto piccolo. I Beatles hanno preso il rock di Chuck Berry ed Elvis e l’hanno trasformato nella pop music, sono stati i primi a sperimentare il loop nella psichedelia. Hanno saputo collegare dalla musica all’arte alla politica alla moda. Per questo sono stati il punto di riferimento di tutti gli artisti successivi».

Qual’è il periodo della loro produzione che amate di più, il rock degli inizi o la fase successiva più sperimentale?
«Sono entrambi eccitanti ma in maniera diversa. Nella prima parte dello spettacolo, quando riproponiamo la prima metà della carriera dei Beatles ci divertiamo come matti. Era il periodo rock’n roll dove suonavano con decine di migliaia di fan urlanti, la gente nei nostri concerti si alza e balla assorbendo l’energia che noi mettiamo. La seconda parte è dedicata ai pezzi in studio, che riproponiamo live. Richiede maggiore concentrazione, i testi e gli arrangiamenti sono più complicati».

Che spettacolo avete pensato per Roma?
«Uno spettacolo a 360 gradi: partiremo dai primi successi e attraverseremo tutta la carriera dei Beatles con cambi d’abito e strumentazione, identici agli originali. Sarà una grande serata».

 

 

STEFANO MILIONI