Libia senza tregua battaglia nei cieli di Tripoli

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Il forte invito dell’Onu è di realizzare concretamente il cessate-il-fuoco e avviare il processo politico di pace, ma invece  dieci giorni dopo la fragile tregua mediata da Turchia e Russia e tre giorni dopo la conferenza di Berlino in cui i leader dei Paesi partecipanti - ma non Fayez Serraj e Khalifa Haftar - si sono impegnati al cessate il fuoco, in Libia sono riprese le ostilità, e i toni tornano alt, fino all’imposizione di una no-fly-zone di Haftar su Tripoli. 
Un portavoce del governo di accordo nazionale di Tripoli ha denunciato il lancio di sei razzi Grad contro l’aeroporto di Mitiga da parte delle forze fedeli al generale Haftar. E il portavoce delle forze di Haftar ha replicato annunciando l’entrata in vigore di una no-fly zone sopra Tripoli: «Prenderemo di mira qualsiasi aereo che violi la no-fly zone su Mitiga, a chiunque appartenga». Nelle stesse ore, l’Lna (l’esercito di Haftar) ha reso noto di aver abbattuto un drone turco in forze al Gna (la fazione di Serraj), che, secondo il portavoce era in procinto di attaccare le unità militari dell’Esercito nazionale libico fuori Tripoli. Una rivendicazione controbilanciata da quella del governo di accordo nazionale, secondo cui la contraerea lealista ha abbattuto sopra l’aeroporto dun drone di sorveglianza appartenente all’Lna.
La ripresa delle ostilità è avvenuta qualche ora dopo l’appello del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che «esorta le parti libiche a impegnarsi in modo costruttivo per la commissione militare 5+5 per concludere al più presto un accordo».
Intanto sul tema del petrolio bloccato non ci sono passi avanti: «Le operazioni potranno riprendere solo quando i blocchi illegali saranno tolti», ha scritto la compagnia petrolifera libica, ricordando che essi «danneggiano la popolazione e creano seri danni all’economia del Paese». 
La Libia «mostra il costo di non fare abbastanza», ha commentato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

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