Impeachment di Trump Il processo è partito

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«Solo Dio è la nostra speranza». Così si è conclusa la preghiera che un pastore ha pronunciato nell’aula del Senato prima dell’inizio ieri del processo di impeachment. Poi i senatori hanno rivolto il giuramento alla bandiera americana.
E finalmente è partito il procedimento tanto atteso, anche se l’esito appare rapido e scontato. Ieri dopo essere stato attaccato dai democratici per aver approntato regole del processo che «sembrano
 preparate da e per il presidente Trump», il leader del Senato Mitch McConnell ha difeso la risoluzione sulle regole che «fissa una struttura che è equa, imparziale e segue in modo prossimo i precedenti», affermando che le regole contenute seguono da vicino quelle stabilite per il processo di impeachment a Bill Clinton nel 1999. I sette rappresentanti dell’accusa e della difesa hanno 24 ore a testa. McConnell le aveva divise in due giorni a testa, poi dopo le critiche le ha spalmate su tre giorni per presentare i propri argomenti. 
McConnell ha spiegato che cosa succederà adesso: «Per primo il Senato ascolterà l'intervento d'apertura dei rappresentanti della Camera. Poi sentiremo i consiglieri del presidente. Terzo, i senatori potranno chiedere ulteriori informazioni da sottoporre alle parti, attraverso il giudice della Corte Suprema. Quarto, con tutte queste informazioni, il Senato considererà se avremo bisogno di ulteriori prove o saranno necessarie testimonianze». 
La maggioranza repubblicana ha già detto che non accoglierà nessuna mozione per stabilire sin dall’inizio del processo «la convocazione di specifici testimoni o la richiesta di
documenti». Il tema di alcuni testimoni è uno deipiù controversi dell’intero processo: i dem ritengono che potrebbero mettere in imbarazzo Trump. Me per la Casa Bianca tutta l’accusa è «strutturalmente carente».

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