Dalla modalità aereo alla gogna

  • CARLO BARBIERI

L’aereo accende i motori e comincia a muoversi. Il passeggero accanto, separato da me solo dal corridoio, è immerso in qualcosa che deve essere divertente perché ha sulle labbra un sorriso fra il sognante e il cretino. L’altoparlante informa che da questo momento i cellulari devono essere spenti o in modalità aereo. Dal telefonino del vicino arrivano invece “boing” che annunciano messaggi a cui lui risponde spolliciando freneticamente. L’aereo sta per decollare, ma lui chatta.  Manda su di giri i motori, si avventa sulla pista. E lui continua.
Gli sfioro un braccio e gli dico gentilmente: “Guardi che bisogna mettere i cellulari in modalità aerea». Lui non risponde e cambia modalità furtivamente. 
Man mano che l’aereo prende quota, cresce la rabbia del mio vicino per la brutta figura. A un certo punto mi guarda, decide che alla mia età sono certamente cyberanalfabeta, e attacca: “Il mio telefono era già in modalità aereo. Come si permette di farmi fare una figuraccia?”. “Il suo telefono non era in modalità aerea, e lei dovrebbe pensare più alla sicurezza che alle figuracce”. “E se le dicessi di preoccuparsi di sua moglie, che non ha mai smesso di usare il suo cellulare?”. “Le farei notare che mia moglie sta usando un giochino, e il suo cellulare è in modalità aerea da prima che salisse a bordo”. 
“Anche il mio”. 
“No, perché le arrivavano avvisi di messaggi”.. 
Si zittisce, e io rifletto. Della sicurezza dell’aereo su cui viaggia anche lui non gliene frega niente; ma della figuraccia sì. Una caratteristica italiana. Famiglie in moto senza casco e neonati in braccio a mamme senza cintura: felici e tranquilli, ma se li filmi diventano iene. Pirandello aveva capito come siamo fatti, e l’ha spiegato col suo “pupo”, metafora di quel culto della propria immagine: “Dimmi cornuto, ma non davanti agli altri”.  Se fossi ministro della Giustizia, ripristinerei la gogna. Un giorno di gogna in piazza spaventa noi italiani più di tre mesi di carcere. O no? 

CARLO BARBIERI

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