L'ansia della guerra vista dal diciottenne

  • Maurizio Baruffaldi

Maurizio Baruffaldi
È entrata in casa come un fulmine, in ritardo di venti minuti sull’ora per cenare. La scusa stavolta è solenne, e coinvolge i maschi della compagnia che in questo 2020 compiono diciotto anni. 
- Pà, ma se scoppia la guerra noi non c’entriamo niente, vero? Le due penne al pomodoro già inforcate restano sospese. - No, c’entriamo tutti - rispondo da grande saggio, in automatico, senza riflettere. - Scusa, ma la guerra sarebbe tra Usa e Iran. Non sono pronto a prendere in considerazione una guerra, sono stanco e affamato. - Ma noi siamo alleati degli americani? - Altra domandona. - Dipende - rispondo, e non mi fa onore questo balbettio. Poi bevo un sorso di vino. - No, pà, i miei compagni stanno sclerando perché se scoppia la guerra devono partire anche loro. - Hanno letto tutti che in America la ricerca sull’età del reclutamento ha fatto sballare il portale della leva militare. - Praticamente se hai dai diciotto ai ventisei devi partire - incalza.

Penso: “Partire per dove? Come può essere fatta un guerra mondiale, adesso?” - Perché poi - interviene ancora lei, che deve mettere in fila le ansie dei compagni - gli psichiatri dicono che Trump è fuori di testa. - Fuori di testa! Una patologia ambigua. Ho una pessima opinione di quell’uomo, ma non confermo diagnosi per sentito dire. E soprattutto, non ho risposte di geopolitica. - Finiamo il piatto e poi ne parliamo - rispondo facendo il verso ai nostri vecchi. La frase: “Quando si mangia non si parla” era galateo popolare: il cibo più sacro della parola, quando si è vissuta in prima persona la guerra. Non le aggiungo questa spiegazione da piccolo mondo antico, le dico solo che immagino aumenterano le guerre a scheggia del terrorismo, ma non credo in reclutamenti vecchio stile. Poi mi dedico a Napoli-Inter. Lo so, ho detto poca cosa, e superficiale, ma ci sta anche che siano loro a provarci, a capire. E magari sentire un po’ di strizza per qualcosa che supera l’orbita del loro ombelico. 

MAURIZIO BARUFFALDI

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