Due animali gay si sposano «Una fiaba politica»

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INTERVISTA Un amore contrastato quello tra il pappagallo Treica e il rinoceronte volante Maurilio. Gay dichiarati, sono i protagonisti de “I promessi sposini”, (La nave di Teseo, p. 117, euro 14) di Fulvio Abbate, favola all’apparenza leggera che vuole elevarci dal presente e da ogni sua deriva razzista, con personaggi come il Gran Cognato, disk joker con la passione per gli ellepì di Mussolini, ma anche Maicol Giacson, Gion Elton, Pinocchio, il gattino Faretto, i furetti albini che devono trasformarsi in tappeto per la cerimonia nuziale dei promessi sposini. Illustrata con le bellissime immagini dalla figlia dell’autore, Carla Abbate, un racconto che si ispira ai “I Fiori Blu” di Raymond Queneau.

Fulvio Abbate questa è una fiaba o lei allude anche ad altro?
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E’ una fiaba perché fa ricorso a immaginazione e fantasia, ma come tutte le fiabe cerca anche di essere un racconto della realtà».

C’è anche un orco. Cosa rappresenta?
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Il  timore che molte libertà che abbiamo conquistato vengano meno. Nei promessi sposini il Don Rodrigo della situazione per me è il Gran Cognato, dove si intuisce in controluce la figura di Matteo Salvini».  

Quindi è un libro politico?
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Sì, nel momento in cui vuol rispondere con un’immaginazione sconfinata a una deriva autoritaria, a un impoverimento dell’orizzonte quotidiano. A noi dovrebbe essere detto di essere felici e invece Il Grande Cognato ci vuole riportare al confine angusto di “Dio, patria e famiglia”».

Perché per lei è così importante la fantasia?
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Perché ci aiuta a discostarci dalla banalità del presente, ci fa oltrepassare i confini della realtà per arrivare a immaginare di tutto, perfino una storia d’amore tra due animali omosessuali. Diciamolo: mi sono preso ogni libertà, i miei personaggi si consentono ogni tipo di volo…»

A chi è rivolto questo libro? 
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Alle persone che vogliono andare oltre i luoghi comuni, al di là di qualsiasi moralismo e anche dei generi letterari stessi. E’ rivolto a tutti per dire a tutti che la letteratura è innanzitutto il regno del fantastico».

ANTONELLA FIORI