Record di caldo e piogge mentre Cop 25 è nuovo flop

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L'autunno che sta per chiudersi si preannuncia da record per un clima sempre più imprevedibile. O almeno sembra così dai primi segnali che arrivano. Lo scorso ottobre, infatti, è stato il quarto più caldo degli ultimi 200 anni. Novembre è stato addirittura il più caldo di sempre a livello globale, mentre a livello locale è stato il più piovoso degli ultimi 70 anni. "Il mese di novembre 2019 - scrive il colonnello Mario Giuliacci sul suo sito - è stato esageratamente piovoso sua dal punto di vista degli accumuli piovosi totali nel mese, sia in termini di surplus rispetto alla media, sia in termini di numero di giorni piovosi. La pioggia accumulate nel mese sono ingenti soprattutto sulle regioni  tirreniche e  su quelle di Nordovest ove in media sono caduti più di 200mm". Su questo dicembre gli esperti ancora non si esprimono, ma non sono escluse sorprese. Perchè ormai è difficile ignorare quello che sembra essere diventato ormai un dato di fatto: il clima in Italia non è più lo stesso.  "Nell'ultimo decennio è cambiata la circolazione del Mediterraneo", conferma all'AGI Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio nazionale delle ricerche. "Sempre più spesso registriamo correnti calde da Sud, responsabili in estate delle ondate di calore e nella stagione fredda di precipitazioni prolungate  e della presenza di area umida", aggiunge. Non è solo questione di correnti. "A essere eccezionalmente caldo sono i mari e questo influisce sull'intensità degli eventi atmosferici", sottolinea Pasini. "L'aria e i mari intorno all'Italia sono più caldi. Questo significa - continua - maggiore vapore acqueo che sale verso l'atmosfera. E questo innesca due fenomeni: da un lato la formazione di nubi, dall'altro una grande quantità di energia che l'atmosfera accumula e che poi scarica violentemente sul territorio con piogge intense e venti forti". Conclude Pasini: "E' evidente che i cambiamenti climatici stanno influendo anche sugli eventi atmosferici in Italia. Probabilmente, nel prossimo futuro, se le cose non cambiano, dovremmo aspettarci ancora nuove anomalie meteorologiche", conclude. 

Cop 25. Intanto è una corsa contro il tempo, nell'ultimo giorno della Cop 25, per la ricerca di un accordo sul clima. "Sembra che la Cop 25 stia fallendo proprio ora. La scienza è chiara, ma viene ignorata. Qualunque cosa accada, non ci arrenderemo mai. Abbiamo appena iniziato", ha twittato l'attivista svedese per il clima Greta Thunberg, prevedendo che quello nella capitale spagnola sara' un altro buco nell'acqua.      Dopo altre 36 ore di negoziati, i Paesi firmatari dell'accordo di Parigi cercano ancora di raggiungere un'intesa e rispondere alle richieste dei giovani di tutto il mondo per mettere in atto scelte piu' radicali in favore del clima. Ieri le posizioni erano distanti su diversi argomenti chiave e molti Stati avevano espresso la loro frustrazione, indicando la mancanza di ambizione degli ultimi progetti di testi messi sul tavolo della presidenza cilena. Nella notte i delegati hanno continuato il lavoro, ma sul taglio alle emissioni da carbone la trattativa si arena e motli stanno gia' pensando di rinviare il negoziato alla prossima Cop, nel 2020 a Glasgow.

Greenpeace.  Greenpeace ritiene che "i progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 siano stati ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto. Durante questo meeting la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all'emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi dalla COP25. Invece, i politici si sono scontrati sull’”Articolo 6” relativo allo schema del commercio delle quote di carbonio, una minaccia per i diritti dei popoli indigeni nonché un'etichetta di prezzo sulla natura. Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica". «I governi devono ripensare completamente il modo con cui conducono queste trattative, perché l'esito di questa COP è totalmente inaccettabile», dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «La COP25 era stata annunciata come un appuntamento “tecnico”, ma è poi diventata qualcosa in più di un negoziato. Ha messo in luce il ruolo che gli inquinatori rivestono nelle scelte politiche e la profonda sfiducia dei giovani nei confronti dei governi. C'era necessità di decisioni che rispondessero alle sollecitazioni lanciate dalle nuove generazioni, che avessero la scienza come punto di riferimento, che riconoscessero l'urgenza e dichiarassero l'emergenza climatica. Anche per l’irresponsabile debolezza della presidenza cilena, Paesi come Brasile e Arabia Saudita hanno invece fatto muro, vendendo accordi sul carbonio e travolgendo scienziati e società civile», conclude Morgan.   L'accordo di Parigi potrebbe essere stato vittima di una manciata di potenti "economie del carbonio”, ma questi Stati sono dalla parte sbagliata della lotta e della storia e l'accordo di Parigi è solo un pezzo di questo puzzle. Per Greenpeace, quello di cui c'è bisogno è un cambiamento sistemico di cui le persone possano fidarsi. Da questa COP è tuttavia emerso che ci sono alcune forze positive al lavoro: la High Ambition Coalition durante questa settimana ha offerto un'ancora di salvezza, e i piccoli Stati insulari si stanno rafforzando di giorno in giorno, mantenendo vivo l'accordo di Parigi".

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