Il cronoprogramma e Pantalone

  • Maurizio Guandalini

Gli scioperi dei lavoratori sono acqua santa. Di più, se uniti. Sui grandi conflitti. I diritti. Il lavoro che non c’è. Che si rischia di perdere.  Le Figaro, il giornale dei conservatori francesi, titolava Le grand blocage, in riferimento alla paralisi dei trasporti, contro la proposta di riforma delle pensioni del Governo, che verrà presentata oggi in Parlamento. Io, però, non le ho capite bene le manifestazioni, ieri, a Roma e nel resto del Paese. Landini, leader della Cgil, intervenendo sul piano di ristrutturazione di Unicredit, che prevede tagli al personale, in Italia seimila addetti, è esordito con “ritiri tutto o conflitto grave”.  La Furlan della Cisl  “da Alitalia all’Ilva vogliamo esuberi zero e piani industriali seri che diano prospettive”. Nel frattempo si riparte reintroducendo massicce dosi di ammortizzatori sociali. Sappiamo come va da decenni. Il Governo si lava la bocca con la crescita. I punti di vista per realizzarla sono diversi. Con quota 100 e reddito di cittadinanza non si incentiva sviluppo e investimenti. Zero logica e impegno. Ca va sans dire. Ora vedremo che magnifiche sorti e progressive avrà il salvifico cronoprogramma in partenza da gennaio 2020, invocato dal premier. Intanto le imprese hanno nuotato nel mare impervio del mercato. Con successo. Prendo a caso una economia, quella di Reggio Emilia. I dati sul 2018 la collocano ai livelli pre crisi. Diminuisce la disoccupazione. E il precariato. Aumenta il reddito pro capite. Le incognite del domani? Dazi sull’export, sanzioni, Cina, Brexit o no Brexit. Un post it ai sindacati. Sono ostacoli, quelli elencati, che vincolano il destino di  decine di tavoli di crisi aperte. Da Whirpool all’acciaio, passando per Mercatone Uno e Auchan. Lo spieghiamo in altro modo. Non si può pensare che sia lo Stato, a sbafo, a ripianare, una semper, i buchi.  E che le ristrutturazioni possano  appalesarsi a costi zero. Perché c’è la manina che riempie la greppia. Responsabilità sta a non appoggiarsi comodamente al Pantalone della provvidenza.

MAURIZIO GUANDALINI

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