Ex Ilva, stretta finale A rischio l'altoforno 2

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«Basta con le parole, il Paese ha bisogno di fatti». I sindacati sono scesi in piazza a Roma per richiamare il governo e la politica alle proprie responsabilità. Una mobilitazione in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori di ArcelorMittal. E sull’ex Ilva e Alitalia (che sciopera venerdì) - oltre ai 160 tavoli di crisi aperti al Mise - i tempi stringono. «Basta parole, non c’è più tempo da perdere - ha detto il segretario Cgil, Maurizio Landini - ora si facciano le cose. Un patto sociale significa chiedere alle imprese e al governo di mettere al centro il lavoro, la persona, i diritti» e per questo occorre «una collaborazione di tutti».

Spettro spegnimento. Domani è in programma il tavolo di confronto su ArcelorMittal, ma ieri è arrivata l’ennesima tegola: a Taranto il giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, ha negato la proroga chiesta da Ilva in amministrazione straordinaria per l’uso dell’altoforno 2 (da parte di ArcelorMittal). Lunedì la Procura aveva espresso parere favorevole. Con la proroga negata, essendo venerdì la scadenza per mettere a norma l’altoforno, l’impianto rischia ora il nuovo sequestro e il riavvio del cronoprogramma per lo spegnimento.

Incontro interlocutorio. Ieri, intanto, incontro interlocutorio tra ArcelorMittal, commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e il negoziatore incaricato dal Governo, Francesco Caio, presidente di Saipem, per discutere del futuro del gruppo siderurgico e verificare se è possibile una nuova intesa su un nuovo piano industriale e ambientale con la multinazionale dell'acciaio. Interlocutorio ma con un «clima positivo». Gli esponenti di ArcelorMittal «sono stati ad ascoltare, hanno posto domande, in definitiva sono stati al tavolo, cosa che non era scontata». Oggi è in programma un nuovo confronto e probabilmente si potrebbe capire meglio quale ruolo vuole giocare la multinazionale.

METRO

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