Ricattavano imprenditore della sanità: tre arresti

  • Roma

ROMA Prometteva un occhio di riguardo in un’indagine penale che vedeva coinvolto un manager delle cliniche private Ini Spa, se avesse assunto un consulente del lavoro “amico”, al quale corrispondere un compenso di 250 mila euro l’anno.

Questo il ruolo di un maresciallo 50 enne dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro, aiutato nell’opera di “convincimento” da un sindacalista del Sicel, anch’egli 50 enne, che faceva pressioni sull’imprenditore presentandosi con l’estremista neofascista Maurizio Boccacci (che non risulta indagato), o lasciando intendere di avere legami con personaggi dell’estrema destra, tra cui Maurizo “Diabolik” Piscitelli, freddato lo scorso 7 agosto con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti. L’aspirante beneficiario del contratto da 250 mila euro l’anno  è invece un consulente del lavoro di 46 anni. E nelle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, spuntano anche alcune telefonate tra il sindacalista e il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Barillari, componente della commissione Sanità, che non è indagato. In una di queste il rappresentante sindacale, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip ZsuZsa Mendola, avvertiva il politico “di avere inviato all’avvocato tutta la documentazione ufficiale, più le timbrature di una dipendente Ini che stava in servizio e non in maternità”. Barillari replicava: «Perfetto! Sì, sì, adesso prepariamo tutto l’esposto, ok», e al commento del sindacalista (“questa è ‘na botta penso che Zingaretti se la ricorda finché campa...”), Barillari, pur non commentando, ne approvava il contenuto (“esatto”)».

Il sindacalista, informato dal maresciallo su tutti gli sviluppi dell’inchiesta che riguardava il manager, informava sia il politico dei 5 Stelle, sia alcuni giornalisti, in modo tale da screditare l’Ini, fino a quando non fosse stato assunto il consulente del lavoro “amico”.
  L’imprenditore ha sopportato per mesi, ma quando l’inchiesta che lo vedeva coinvolto si è chiusa, ha denunciato tutto in procura. Per il terzetto, finito ai domiciliari, le accuse a vario titolo sono tentata induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e tentata violenza privata.

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