Scorsese: «Io e De Niro volevamo tornare a lavorare insieme»

  • Martin Scorsese The Irishman De Niro Al Pacino

CINEMA È capace di tutto Frank Sheeran. Può passare la vita a uccidere ma, vecchio e a pezzi e completamente solo, chiede al prete di lasciare la porta della sua stanza aperta appena un po’. Eccolo The Irishman, capolavoro di Martin Scorsese, presentato alla Festa del Cinema di Roma, tratto dal libro I Heard You Paint Houses, con  Robert De Niro, Joe Pesci e un immenso Al Pacino, dal 4 in sala e dal 27 novembre su Netflix che, dice il regista «ci ha dato i soldi che nessuno voleva dare, le tecnologie, tutto il tempo che mi serviva e libertà creativa totale, ciò che conta è fare film e farli vedere in qualunque modo. Io ho 76 anni, non ho tempo da perdere».

Ma da dove nasce il film? «Dal fatto che io e De Niro volevamo tornare a lavorare insieme ed è stato lui che mi ha suggerito questo libro che aveva appena letto. Significava tornare allo stesso periodo di tanti miei film ma qui volevo raccontare il percorso di un’intera vita, la morte, l’amore, il tradimento,il rimorso, insomma tutto ciò che ha a che fare con l’esistenza». Il tutto declinato in ogni tempo «perché il passato parla anche dell’oggi e i sentimenti della vita sono universali e certo la malinconia tra le righe è inevitabile, dipende dal fatto che la morte è parte della vita». Così Scorsese che sa che «purtroppo raccontiamo cose vere e importanti che nessuno ricorda, il tempo spazza via tutto e anche un sindacalista come Hoffa non è più nessuno. E questo è inevitabile, inutile sbatterci la testa».

 

 

SILVIA DI PAOLA