Evasori in carcere oltre i 100 mila euro

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ROMA Potrebbe essere individuata intorno ai 100 mila euro la soglia oltre la quale scatterà il carcere per i grandi evasori. È questo l’orientamento di cui ha parlato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ribadendo in tali casi la «certezza» del carcere. Il Guardasigilli ha confermato che il pacchetto su queste norme è pronto e arriverà questa sera in Consiglio dei ministri dopo un nuovo incontro con la maggioranza di governo. La proposta riguarderebbe reati di «particolare gravità», quale, ad esempio, la dichiarazione fraudolenta per operazioni inesistenti.

Tensioni latenti

Intanto le tensioni tra gli alleati restano latenti. Non ci sono ultimatum sulla manovra. Così Luigi Di Maio e Matteo Renzi hanno replicato a Giuseppe Conte, che sabato a Perugia aveva invitato tutti a «fare squadra» sulla legge di bilancio, avvertendo che «è fuori» dal governo «chi non la pensa così». All’indomani del monito dai toni “ultimativi” del presidente del Consiglio, la reazione del capo politico del M5S non è stata per niente “soft”. «Sono soddisfatto che sia stato convocato il vertice di maggioranza per lunedì e potremo discutere di questo - ha detto Di Maio - ma devo dire anche che i toni di queste ore mi meravigliano, mi sorprendono e ci addolorano come Movimento 5 Stelle. Perchè in politica si ascolta e si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che regge questo governo».

Proposte imprescindibili

Di Maio ha poi ribadito le «tre proposte imprescindibili» che il M5s porterà al vertice di oggi, a tutela del «popolo delle partite Iva», a favore del «carcere per i grandi evasori» e di meno rigore su limiti al contante e Pos. Dall’altra parte Renzi, dal palco della Leopolda, ha insistito sulla cancellazione di “Quota 100” sulle pensioni («uno spot che costa 20 miliardi»), che per il M5S non si deve toccare. Tutti temi che verranno affrontati nel vertice di maggioranza convocato oggi, prima della riunione del Consiglio dei ministri che si dovrebbe tenere alle 19 (con all’ordine del giorno il decreto sisma). Nel suo discorso di chiusura della tre giorni fondativa di Italia viva, Renzi ha respinto le accuse di voler rottamare «il treno della legislatura», che «arriverà al 2023».

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