Quei due fondisti e la Grand Boucle politica

  • Maurizio Guandalini

Certe notti ti senti padrone di un posto. Tre leader in corsa. Conte, Salvini e Renzi. A imbuto. Dalle 21 di ieri sera alle 24. La corsa su di giri di una Freccia giallorossoverde. La Finanziaria da inviare a Bruxelles contro il ring di Vespa. Il premier  devoto di Padre Pio e i due Mattei. Siamo oltre. Ormai. Superata la manovra. E il Governo in carica. Aspirazioni e pretese. Virtuali. Sui sondaggi. Un politico bada alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni. Lo diceva De Gasperi, sessant’anni fa. Vorrei raccontare agli Z e ai Millennial come si fa il mestiere di politico, senza  partire dalle guerre puniche. Vorrei. Ma adocchio che i talk sono inondati da ex parlamentari pre-prima repubblica. Il che mi viene il  dubbio che ancora non abbiamo risolto l’angoscia edipica freudiana. Di “uccidere” i padri. I vecchi e i giovani. Considerando che qualche ragione c’è se ripiomba prepotente il passato.
L’astuto finanziere Carlo De Benedetti, 85 anni, ritorna sulla scena per riprendersi il Gruppo la Repubblica-l’Espresso, perché, sostiene, i figli non sono capaci di gestirlo. La politica ha il medesimo stilema. Con percorsi impossibili da spiegare perbene. Metamorfosi di uomini importanti, che contano dopo pochi mesi di lavoro in prima linea. Il curriculum gonfiato del professor Conte? Dettagli. E’ in entrata come unto dal Signore pure lui. Un superman. Punto di riferimento di cattolici devoti e figli di Che Guevara. Ci ho strologato sopra nel crepuscolo. E non è così malaccio che il ring sia zeppo di persone. Non di partiti. Che non torneranno. Anche nella dittatura comunista cinese, si fa la qualunque per dare poteri eterni a un capo. Il timoniere. In Italia ac-Conte-ntiamoci.  Per dirla con sapienza, a me convincono i due giovanotti del nostro tempo. Salvini e Renzi. Politici al bacio. Fondisti di gomito. Sbagliano, si rialzano. Scalano partiti. Ne fondano di nuovi. Prendono e perdono voti. Mentre la manovra scorre. Piccola tappa, ininfluente,  della Grand Boucle.

MAURIZIO GUANDALINI

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