«Un film sulla pedofila e sulle fragilità umane»

  • Grazie a Dio Francois Ozon

CINEMA Lui dice di non considerarlo un film politico ma piuttosto “un film civile che spero farà parlare anche dentro la Chiesa perché nel 2019 di questo c'è ancora bisogno».  Francois Ozon parte da qui per il suo Grazie a Dio (Orso d’Argento alla scorsa Berlinale e dal 17 in sala), film nudo e crudo sulla pedofilia all’interno della chiesa e sui silenzi che l’hanno sempre coperta. Fiction ma per raccontare la storia vera, verissima, del prete pedofilo Bernard Preynat che abusò di oltre 70 bambini nella parrocchia di Lione tra il 1980 e il ’90 e il cui dibattimento è ancora in corso (la sentenza è attesa per marzo 2019) perché dopo 20 anni qualcuno è  riuscito a parlare.

A denunciare. E a liberarsi. E anche di questo parla il film: «Dell’importanza della parola e della comunicazione» dice il regista, da sempre narratore di donne, che qui spiega «di essere partito dal desiderio di fare un film sui sentimenti e le emozioni di alcuni personaggi maschili perché questo è un film non sulla pedofilia solamente ma sugli uomini e sulla loro fragilità e quando mi sono imbattuto nel sito delle vittime. La Parole Libérée, ho capito di aver trovato l’argomento giusto». Partendo da dove? «Dai sentimenti più che dal punto di vista giudiziario, anche perché  la pedofila riguarda tanti ambiti della società, lo sport, le parrocchie ma anche, e soprattutto, la famiglia e, del resto, sia le vittime che i parenti erano stati intervistati decine di volte dalle tv, ma stavolta si sono aperti».

 

SILVIA DI PAOLA